
Dopo aver raccontato i miti e le tradizioni dei Bambara, e dei gruppi etnici Bobo e Senufo, il nostro itinerario etnografico in Mali prosegue addentrandoci nella cultura dei Mandingo
La loro storia affonda le radici nell’antico Impero del Mali, fondato verso l’anno Mille ed estesosi grazie alle imprese dell’imperatore Sundiata Keita (1230-55). Questo Regno importante dal punto di vista storico-culturale comprendeva più aree dell’attuale Africa occidentale: i suoi confini si estendevano infatti dall’odierno Mali passando per il Senegal, il Gambia, la Guinea (Conakry) e la Guinea Bissau, includendo anche Burkina Faso e Costa d'Avorio. Un territorio e un’influenza politica molto estesa, il cui peso culturale lo si può osservare ancora in vari luoghi dell’Africa occidentale.
Questi strascichi culturali dell’antico Regno del Mali sono percepibili attraverso i racconti che di generazione in generazione vengono tramandati. Il popolo mandingo conserva una ricca tradizione orale che si trasmette da secoli grazie alla figura del griot. Chiamato anche jèli o jàli e gewel o gaoulo per i popoli di lingua wolof, il griot è un narratore e cantore di racconti epici, di storie passate e di tradizioni che rischierebbero di essere sommerse dalla coltre del tempo. Egli è anche pacificatore e depositario della memoria di un popolo.
La sua voce crea un costante legame fra passato e presente.
Essendo cantastorie il griot utilizza la musica per parlare al popolo. In realtà, la centralità della musica è uno dei tratti che contraddistingue il popolo mandingo, famoso per l’utilizzo di strumenti musicali, come il tamburo – in particolare lo djembè – e la kora. Come si legge nel libro Il liuto e il tamburo: il Mali e la sua musica tradizionale di Alberto Arecchi e Mamadou Diallo, la kora è la più celebre delle arpe-liuti dell’Africa Occidentale ed è conosciuta sin dal Medioevo. Si è diffusa soprattutto dopo il 1240 con l’espansione dell’Impero del Mali ed è lo strumento con cui sono stati e sono ricordati gli eroi del regno mandingo. Cantastorie contemporaneo è Toumani Diabaté, discendente da un’importante famiglia di griot: con le sue composizioni porta avanti la tradizione diffondendo ovunque la cultura del suo popolo.
Il popolo mandingo rimane legato ai culti animistici e alle fondamentali fasi della vita. Questi cicli esistenziali sono scanditi dalla nascita, dal passaggio all’età adulta e dal matrimonio. Altrettanto importante è il culto degli antenati, verso cui si rivolgono invocazioni per ottenere benedizioni in particolari occasioni o per propiziarsi una stagione fertile. La dimensione urbana delle grandi città come Bamako diluisce però queste antiche usanze e credenze, individuabili in quei villaggi lungo il fiume Niger, che hanno saputo conservarle come tesori preziosi per le attuali e future generazioni.
Questi strascichi culturali dell’antico Regno del Mali sono percepibili attraverso i racconti che di generazione in generazione vengono tramandati. Il popolo mandingo conserva una ricca tradizione orale che si trasmette da secoli grazie alla figura del griot. Chiamato anche jèli o jàli e gewel o gaoulo per i popoli di lingua wolof, il griot è un narratore e cantore di racconti epici, di storie passate e di tradizioni che rischierebbero di essere sommerse dalla coltre del tempo. Egli è anche pacificatore e depositario della memoria di un popolo.
La sua voce crea un costante legame fra passato e presente.
Essendo cantastorie il griot utilizza la musica per parlare al popolo. In realtà, la centralità della musica è uno dei tratti che contraddistingue il popolo mandingo, famoso per l’utilizzo di strumenti musicali, come il tamburo – in particolare lo djembè – e la kora. Come si legge nel libro Il liuto e il tamburo: il Mali e la sua musica tradizionale di Alberto Arecchi e Mamadou Diallo, la kora è la più celebre delle arpe-liuti dell’Africa Occidentale ed è conosciuta sin dal Medioevo. Si è diffusa soprattutto dopo il 1240 con l’espansione dell’Impero del Mali ed è lo strumento con cui sono stati e sono ricordati gli eroi del regno mandingo. Cantastorie contemporaneo è Toumani Diabaté, discendente da un’importante famiglia di griot: con le sue composizioni porta avanti la tradizione diffondendo ovunque la cultura del suo popolo.Il popolo mandingo rimane legato ai culti animistici e alle fondamentali fasi della vita. Questi cicli esistenziali sono scanditi dalla nascita, dal passaggio all’età adulta e dal matrimonio. Altrettanto importante è il culto degli antenati, verso cui si rivolgono invocazioni per ottenere benedizioni in particolari occasioni o per propiziarsi una stagione fertile. La dimensione urbana delle grandi città come Bamako diluisce però queste antiche usanze e credenze, individuabili in quei villaggi lungo il fiume Niger, che hanno saputo conservarle come tesori preziosi per le attuali e future generazioni.
Silvia C. Turrin
31-01-2012
