L’incontro con Gesù Cristo ha cambiato il cuore di Paolo. D’ora in poi al suo centro c’è Gesù Cristo. E lo sarà così intensamente che già S. Giovanni Crisostomo ha potuto affermare:
“Cuore di Paolo, cuore di Cristo”. Come ha fatto Paolo a mettere al centro del suo cuore Gesù? Egli si è impegnato a conformarsi in tutto a Gesù nell’imitazione (1 Cor 4,16; 11,1; Ef 5,1; Fil 3,17; 1 Ts 1,6; 2, 14; 2 Ts 3,7.9). In tutti questi testi l'imitazione di Cristo non verte certo sulla riproduzione di gesti materiali, ma di vera conformazione ai grandi atteggiamenti spirituali di Gesù.Un primo testo significativo è Fil 2, 1-11. In questo testo Paolo vuole ricondurre i Filippesi a un accordo unanime dei cuori superando le divisioni che minacciavano la comunità. E allora li invita a meditare non tanto su un tale o talaltro esempio della vita di Cristo, ma sul mistero della sua incarnazione e sulla disposizione più profonda della sua esistenza: tutta la vita di Gesù è stata un’accoglienza incondizionata della volontà del Padre e un dono di se stesso per il prossimo “fino alla morte e alla morte di croce”. Così Paolo invita i suoi corrispondenti a entrare in questo movimento di disapprovazione di sé per vivere nell'amore di Dio e degli altri a somiglianza e imitazione di Cristo.
Un secondo testo espressivo nell’imitazione paolina è Col 1,24. Paolo si sente chiamato per vocazione a vivere in modo speciale il mistero della partecipazione alla morte e resurrezione del Signore e le fatiche apostoliche per l'edificazione della Chiesa, corpo di Cristo Risorto, sono in qualche modo un prolungamento del mistero pasquale di Gesù. Quello che Cristo glorioso non può più soffrire oggi per l'edificazione del suo corpo, lo soffrono i suoi apostoli. E' Cristo stesso che continua a soffrire nei suoi ministri e in tutti coloro che collaborano alla sua opera. Ecco allora quel «sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me» (Gal 2,20). Paolo proprio perché vive così intensamente il mistero pasquale di Cristo, non esita allora a presentarsi come un modello per i suoi cristiani con l'esortazione a farsi suoi imitatori (1 Ts 1, 6; 2 Ts 3, 7-9; 1Cor 4, 15-16; 1 Cor 11,1; Fil 3,17). Paolo non predica nulla che non abbia egli stesso vissuto per primo nella sequela di Cristo e nell’annuncio del Vangelo.
Rifletti:
L’imitazione non è soltanto una dottrina astratta, ma è un modo di vivere. Come imito nella mia vita quotidiana Gesù? Non dimentichiamo che la misura dell’imitazione è quella dell’amore: una misura senza misura, un fine senza fine, sempre lo stesso e sempre in progresso, poiché è impossibile che l’amore, là dov’è, si accontenti di restare nello stesso stato.
Prega:
“Seguimi”, cioè “imitami”! Cosa c’è di più tenero? cosa c’è di più dolce da ascoltare per colui che ama? […] L’imitazione è figlia, sorella, madre dell’amore. Imitiamo Gesù perché l’amiamo, imitiamo Gesù per amarlo di più! Imitiamo Gesù perché egli ce lo comanda e obbedirgli è amare.... imitare Gesù e contemplarlo tutti gli istanti della nostra vita, è il nostro tutto: se questa vita non ci serve ad imitare Gesù, a cosa è buona? [...] Facciamo dunque ad ogni istante della nostra vita ciò che Gesù farebbe al nostro posto: imitiamo Gesù, è il nostro tutto... Questa sola regola contiene tutto, basta a tutto, contiene l’amore di Dio e del prossimo, l’obbedienza e la contemplazione, tutto il dovere, tutta la virtù, tutta la perfezione possibile” (Fratel Carlo di Gesù).
p. Andrea
