La vigilia, 4 settembre, giovedì:
“Todos ao voto, todos por Angola”, cioè: tutti al voto, tutti per l’Angola, è questo il tormentone, martellato per settimane dai media per invitare i cittadini a partecipare alle elezioni
legislative di domani, 5 settembre 2008. È un giorno atteso da 16 anni, dal 1992, l’anno in cui le prime elezioni organizzate in Angola erano franate nella ripresa delle guerra civile. Da allora il popolo comune associa la parola “elezioni” alle orrende immagini delle fosse comuni, in cui i bulldozer scaraventavano migliaia di cadaveri, i morti della battaglia di Luanda, quando l’UNITA aveva tentato di approfittato del caos post-elezioni per conquistare il potere con le armi.Si voterà per rinnovare il Parlamento ed eleggere i nuovi deputati. Nel parlamento uscente sedeva con la maggioranza assoluta l’MPLA, il Movimento Popolare di Liberazione d’Angola. Seguivano i partiti dell’opposizione: l’UNITA (Unione Nazionale per l’Indipendenza Totale dell’Angola), che per 25 anni ha combattuto per rovesciare il governo e che raccoglie voti tra le etnie del centro del paese, che parlano umbundu; il PRS (Partito del Rinnovamento Sociale), partito regionalista delle Province dell’Est, Lunda Norte e Sul e Moxico, popolate dall’etnia lunda-chokwe e ricche di diamanti; dal FLNA (Fronte di Liberazione Nazionale d’Angola), storico movimento indipendentista, radicato nel nord del paese, nelle province popolate dai bakongo; dal PLD (Partito Liberal Democratico), giovane partito con base elettorale nella capitale e guidato da una donna.
Le elezioni presidenziali, più importanti, saranno l’anno prossimo. È stata una decisione saggia, dicono tutti, quella di separare i due appuntamenti.
Il processo elettorale è stato lungo, è cominciato subito dopo la firma della pace tra MPLA e UNITA, nel 2002. È passato attraverso una legge elettorale molto dibattuta in Parlamento, e un’iscrizione degli elettori titanica, in paese immenso senza strade, che non ha lesinato mezzi, persino elicotteri per portare la “carta de eleitor” anche in sperduti villaggi. La popolazione ha risposto con entusiasmo, soprattutto a Luanda dove bisognava restare in fila sotto il sole e la polvere tutta una giornata. Alla fine tutti si sono stupiti: più di 8 milioni di elettori registrati, molti di più delle aspettative.
La campagna elettorale ufficiale non è durata molto, solo un mese, ma quella remota era cominciata da tempo. Il partito al potere, l’MPLA, è stato accusato dall’opposizione di essersi sempre servito della radio e televisione (per legge solo statali quando coprono tutto il territorio) e delle attività di ricostruzione delle infra-strutture per influenzare gli elettori. Meglio che sia durata poco, dicono gli elettori più anziani, che non hanno dimenticato le intimidazioni irresponsabili di Jonas Savimbi, defunto leader dell’UNITA, durante la precedente campagna elettorale.
“Uomini, donne, bambini, pensionati e persino capre, ciascuno si sente coinvolto nella campagna elettorale in Angola”, scrive la BBC il 4 settembre. “Le strade di tutti i quartieri di Luanda sono decorate con bandiere, poster, striscioni. Autoadesivi sono incollati con frenesia sulle auto; pulmini solcano instancabili le vie della città stipati da giovani militanti che urlano gli slogan del partito”.
Previsioni elettorali sono quasi impossibili da fare in Angola, ma tutti sono sicuri che l’MPLA, al potere dal 1975, uscirà trionfante. Le province dell’interno del paese hanno simpatie e affinità di partito più prevedibili, dipendenti anche dalla storia e dalla divisione etnica. La vera lotta per conquistare il voto si svolge a Luanda, dove gli elettori, 3 milioni, sono più informati e liberi da pressioni sociali.
L’UNITA ha costruito la sua campagna sulla parola “mudança”, cioè “cambiamento”. “Io voto UNITA, perché abbiamo bisogno di una scuola migliore, di una sanità migliore, di più lavoro per noi giovani”, così si confida Adriano Pascola, di 27 anni. “Io non penso che sia il momento di cambiare governo, perché ha un buon programma, e se cambi adesso, tutto si fermerà”, ribatte Erivaldo Amaro, di 30 anni, ai microfoni delle BBC.
Come si comporterà l’UNITA se, ancora una volta, perderà le elezioni? La domanda inquieta molti angolani. Jardo Muekalia, portavoce del partito del “Galo Negro” (il Gallo Nero) tranquillizza: “Il giorno dopo le elezioni il sole sorgerà come tutti i giorni, noi aspetteremo tranquillamente i risultati, e continueremo la nostra vita normalmente, aspettando le prossime elezioni”.
Louise Redvers, giornalista dell’IPS (Inter Presse Service, agenzia di stampa attenta alla società civile), è colpita dai contrasti che presenta oggi l’Angola: “Passeggiate un poco in qualsiasi via di Luanda, vedrete che accanto alle vetrine lucide delle banche e ai maestosi palazzi di uffici, tutti vetro-alluminio, ci sono folle di venditori di strada, spesso adolescenti, che vi propongono qualsiasi tipo di mercanzia. La mancanza di lavoro e il precario e insufficiente sistema scolastico sono tra i punti più dibattuti dagli elettori… L’economia dell’Angola è in pieno boom, trascinata dai prezzi altissimi del petrolio e dei diamanti, ma sei anni dopo la fine della guerra civile, la disoccupazione è ancora ferma al 65%”.
I vescovi nelle settimane precedenti hanno inviato agli angolani un messaggio sulle elezioni, in cui scrivono: “Chi vincerà le elezioni assuma la responsabilità di realizzare ciò che ha promesso; chi non vincerà accetti il ruolo dell’opposizione come un servizio insostituibile in ogni regime democratico. Senza partiti dell’opposizione non c’è democrazia. Governo e opposizione hanno una missione comune: costruire una società fondata sui principi fondamentali della giustizia, della libertà e dell’uguaglianza”.
Foto: Ultimi giorni della campagna elettorale (Foto José M.L. da Silva, Flickr user Kool2bBop)
4-09-2008
