Angola: diario delle storiche elezioni - parte III

Angola: diario delle storiche elezioni - III

7 settembre, domenica:

È domenica, e la giornata è più calma del previsto. Per molte agenzie di stampa è giorno non lavorativo, e le notizie sono scarse. Alle 11 erano già stati scrutinati quasi 3 milioni di schede. L’MPLA è quasi al 80%; l’UNITA non raggiunge il 10%; terzo il PRS, partito regionalista dell’est.
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Verso mezzogiorno appare il primo rapporto degli osservatori internazionali. Si tratta della delegazione del Parlamento Panafricano, guidata dal ciadiano Idriss Moussa: “ le elezioni sono state libere e giuste in modo generale, nonostante siano da segnalare alcune insufficienze, come lo squilibrio a favore dell’MPLA nella composizione CNE e nel tempo concesso sui media di stato per la campagna elettorale”.

È poi la volta della delegazione della CPLP, Comunità dei Paesi di Lingua Portoghese, che dichiara: “le elezioni sono state realizzate in forma trasparente e libera, e devono essere intese come un segno che il paese inizia un nuovo ciclo nel consolidamento della pace e del suo sistema democratico che porterà benefici a tutto il paese e alla sua popolazione”.

Cominciano poi i commenti degli “analisti politici”, come vengono chiamati in Angola i giornalisti che si occupano di politica interna. Victor Silva, già direttore dell’unico quotidiano del paese, di proprietà statale, e oggi direttore del settimanale Novo Jornal, sottolinea il civismo con cui si sono svolte le elezioni e fa notare che “la vittoria dell’MPLA è evidente e senza margine di dubbio; questa vittoria impone ora al MPLA la necessità di corrispondervi con soluzioni rapide al problema della povertà nel paese, e di scegliere persone competenti per dirigere l’Angola. Non è stato un voto cieco: gli elettori adesso esigeranno che il partito sappia meritare la fiducia riposta in lui, una fiducia non illimitata, ma a termine”.

Un’altra firma prestigiosa, Reginaldo Silva, ammette che “nonostante tutte le irregolarità la vittoria dell’MPLA è fuori questione. Questa vittoria si deve a una campagna ben fatta, in cui è entrato in scena il Presidente della Repubblica (che è anche presidente dell’MPLA), José Eduardo dos Santos, e con l’uso di mezzi dello Stato”.
Il sociologo Paulo de Carvalho accentua il fatto che i risultati sono stati “penalizzanti per l’UNITA”, ma che devono anche “inquietare l’MPLA, perché riflettono un’esigenza della popolazione di cambiamento nella gestione dello stato”.

Il Jornal de Angola riporta anche alcune reazioni di comuni elettori, come Pedro Gaspar, 49 anni, disabile: “sono contento di aver esercitato il voto in tempo di pace. Nel 1992 non abbiamo votato bene perché eravamo ancora in guerra e avevamo molta paura. Ma oggi non c’è niente che ci fa paura. Abbiamo votato tutti per il bene, senza costrizioni, per scegliere i nuovi dirigenti del paese”.

Ana Simão Mendes ha 76 anni, ha problemi di vista, ma ha votato ugualmente, ponendo un segno con il dito intinto nell’inchiostro sulla casella del suo partito: “ora che ho votato sono più tranquilla; io non so scrivere, non parlo bene portoghese, non vedo bene, ma sono riuscita a votare la bandiera del mio partito. Non mi dimenticherò mai questo giorno”. Carla Sequeira, alle sue prime votazioni: “nel 1992 ero una bambina, ma oggi ho l’età di votare e ho compiuto il mio diritto, in tempo di pace, per contribuire a migliorare il mio paese. Noi giovani siamo il domani, per questo dobbiamo votare, ed esercitare il diritto che ci spetta”.

Nel tardo pomeriggio Isaias Samakuva, leader perdente dell’UNITA, riconosce la sconfitta e manifesta la lealtà del partito alle scelte degli elettori: “qualunque sia il risultato dello scrutinio, l’importante è mantenere lo spirito civico e il rispetto per lo Stato, per un’Angola pacifica e prospera”.

Un giornalista dell’Agenzia LUSA, in un dispaccio serale, si stupisce per “la mancanza di festeggiamenti nelle vie di Luanda da parte dei militanti dell’MPLA, che pure possiede un’organizzazione e delle strutture esemplari… La città era troppo calma questa domenica”.
Forse dimenticava due fatti: gli avvenimenti di sangue immediatamente successivi alla proclamazione dei risultati del 1992; l’istinto della gente gli ha suggerito di aspettare tranquilla e sicura dentro le mura domestiche l’evolversi della situazione. E poi l’altro fatto: questo pomeriggio giocava la nazionale di calcio, in una partita decisiva per conquistare un posto per i mondiali di calcio del 2010 in Sudafrica. La politica divide, ma la nazionale di calcio unisce gli angolani di tutti i partiti. Doveva vincere contro il Benin, fuori casa, bisognava fare tifo, sostenerla tutti insieme, e invece ha perso. Enorme delusione. L’Angola non andrà ai prossimi Mondiali di calcio, la festa è rovinata… meglio soffrire in silenzio, ciascuno a casa propria.

8 settembre, lunedì:
Non sono ancora passati tre giorni, e già c’è chi vuole archiviare in fretta queste elezioni. Il governo provinciale di Luanda emette un comunicato diretto a tutti i partiti: per favore, ritirate tutto il vostro materiale di propaganda politica disseminato in città, aiutateci a ripulire al città, collaborate nell’operazione di abbellimento della nostra capitale, “tutti insieme restituiamo a Luanda l’immagine che merita e che rende più degni tutti noi suoi cittadini”.

Anche gli osservatori dell’UE, guidati dall’eurodeputata di Rifondazione Comunista e vice-presidente del Parlamento Europeo, Luisa Morgantini, stanno facendo le valigie, ma prima dei saluti rendono pubblico, finalmente, il loro rapporto. Ci sono affermazioni più positive rispetto alle precedenti dichiarazioni: “le elezioni angolane sono state trasparenti, rappresentano un passo avanti per la pace e la democrazia… Non abbiamo registrato nessuna forma di intimidazione, ed è chiaro che è il popolo che ha votato in massa l’MPLA… Anche le operazioni di conta dei voti si è svolta in modo chiaro e trasparente, e solo un numero molto ridotto di reclami sono stati avanzati dai partiti... È positivo anche il fatto che 6 partiti su 14 abbiano presentato il 30% di candidati donne.”

I giornalisti hanno fatto notare che volutamente non sono state usate le parole “free and fair”, che avrebbero promosso a pieni voti il processo elettorale. Infatti sono molte le materie di riparazione, come già gli eurodeputati avevano segnalato: ritardi, lacune logistiche nell’organizzazione, non disponibilità delle liste elettorali in tutte i seggi, copertura sproporzionata nei media pubblici delle attività del partito al potere del governo che lo rappresenta.

Alle 20,46 è reso pubblico il 7° bollettino dei voti scrutinati, l’80% del totale. L’MPLA ha l’82% (aveva il 54% nel ’92), l’UNITA il 10,4% (aveva il34%). Terzo posto saldamente in mano al PRS, 3,1%, un punto percentuale in più rispetto alle ultime elezioni. Quarta una coalizione di 6 piccoli partiti, Nova Democrazia, con l’1,2%. Frana il FNLA: 1,1% (aveva il 2,4%). Sparisce il PLD: 0,3% (aveva il 2,4).

La ripartizione per province riserva qualche sorpresa. L’UNITA è più forte a Cabinda (l’enclave ricca di petrolio, con velleità separatiste); ma anche a Luanda è molto sopra la media, 16%, mentre è crollata nelle sue roccaforti dell’altopiano centrale. L’MPLA dilaga nelle Province del sud e a Malanje, mentre fatica a Luanda, ha serie difficoltà a Cabinda e nell’est, dove nella Lunda Sul è addirittura dietro al PRS.

8-09-2008

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