Omelia della Messa del 1° anniversario della morte di p. Secondo - Frinco 14 novembre 1999
Un cammino comune
Ho incontrato per la prima volta Secondo Cantino nel giugno 1954 quando, entrambi quindicenni e provenienti lui dal Seminario di Asti ed io da quello di Mondovì, abbiamo affrontato l'esame di quinta ginnasio presso il Liceo Calasanzio dei Padri Scolopi a Carcare… L'ho poi ritrovato alla Stazione di Porta Nuova a Torino, nel settembre del 1958 (insieme a Giacomo Bardelli proveniente da Bergamo), reclutati tutti e tre per la Società Missioni Africane dall'irlandese P.Michele Colleran che ci accompagnava in Belgio per l'anno di Noviziato…E' iniziato così un lungo cammino di crescita e di fratellanza nella SMA durato quarant'anni, che ci ha visti percorrere insieme tutte le tappe della formazione alla Missione ed al Sacerdozio (siamo stati ordinati lo stesso giorni a Lione nell'Epifania del 1963), degli studi universitari, del ministero pastorale in Costa D'Avorio nella Diocesi di Gagnoa negli anni settanta (dove c'era con lui anche un altro astigiano, Don Antonio Gariglio), dell'avvicendamento all'Economato Provinciale a Genova negli anni ottanta e degli ultimi cinque anni vissuti ancora insieme a San Pedro.
Personalità affascinante
Anche se l'immagine di P. Secondo ha per me dei connotati molto precisi, non mi è facile esprimere i sentimenti che egli rievoca in me, non soltanto perché ogni persona è un mistero difficile da descrivere, ma anche perché so che tutti voi che lo avete conosciuto ed amato, avete di lui un ricordo altrettanto vivo e personale, in un certo senso "unico"…Eppure mi pare che ci fossero in lui alcune qualità che tutti noi abbiamo potuto conoscere o sperimentare, delle caratteristiche della sua personalità che sono un po' i suoi "talenti", come li chiama il Vangelo di oggi, quelli che il Signore gli ha affidato e che Padre Secondo ha fatto fruttificare, e che cercherò di rievocare.
Ricchezza affettiva
La prima delle sue doti era una grande sensibilità d'animo, una ricchezza affettiva profonda che si comunicava facilmente, che si esprimeva in amicizia, in tenerezza offerta e ricevuta e che lasciva trasparire la bontà e la generosità del suo cuore. P. Secondo aveva una grande facilità di comunicazione, si esprimeva e si comunicava tutto soprattutto nel sorriso, in cui i suoi occhi celesti erano veramente le finestre dell'anima. La sua attenzione, la sua disponibilità e apertura verso l'altro, erano prevalentemente orientate ai poveri, ai piccoli, ai diseredati, a tutti quelli ai quali la vita aveva negato qualcosa, che si sentivano poveri di una qualunque povertà del corpo e dello spirito o che si sentivano oppressi da pesi troppo grandi…Verso di loro la disponibilità di P. Secondo diventava , vera "com-passione "e metteva in opera la sua nota generosità.
Ascolto e comunione
Chi non si ricorda o non ha sentito parlare delle lunghe file di povera gente che sfilava per tutto il giorno nel suo piccolo ufficio della Mission par terre o di Sewéké in cerca di un aiuto o anche solo di un gesto di amicizia…P. Secondo riceveva ed ascoltava tutti e dava tutto quello che aveva e tutto quello che era, senza calcolo e senza riserve, fidandosi giorno per giorno dell'aiuto che la Provvidenza gli offriva tramite la generosità di tanti amici…Era inutile dirgli che doveva tenere conto delle sue forze, che la carità si poteva praticare anche in altro modo, che c'erano dei "finti-poveri" che lo ingannavano …Lo sapeva bene anche lui, ma preferiva essere ingannato piuttosto di rischiare di mandare via in malo modo un fratello sofferente…In questo diceva di rassomigliare a suo zio Don Secondo di Viatosto che, per il troppo buon cuore talvolta finiva con l'essere raggirato da coloro ai quali faceva del bene…Questa sua continua disponibilità unita al lavoro pastorale ad a tante altre attività materiali che lo accompagnavano sempre nella sua vita missionaria, lo logorava fisicamente (specialmente negli ultimi anni, in cui doveva di tanto in tanto tirarsi indietro e concedersi qualche ora di riposo per potere "tirare avanti") e talvolta lo metteva in crisi…disponendolo ad una delle tante "conversioni annunciate" che ricorrevano nella sua vita…
Le ragioni del cuore
"Stavolta voglio proprio cambiare,…non voglio più lasciarmi prendere da questo assistenzialismo, voglio fare il missionario come tutti…" Ma dopo ogni ri-partenza in breve tempo ritornava ad essere quello di prima, perché in lui le ragioni del cuore avevano sempre il sopravvento su tutte le altre ragioni, e le nostre argomentazioni gli apparivano troppo fredde e…razionali di fronte alle urgenze della carità. Ricordo anche che per i suoi poveri, Padre Secondo diventava talvolta "il difensore" e si dava da fare presso le autorità religiose o civili ogni volta che poteva denunciare un sopruso o fare cessare una ingiustizia …Erano gli unici momenti in cui perdeva la calma ed il suo sorriso lasciava il posto ad un volto corrucciato ed indignato, deluso dal non trovare sempre l'aiuto ed il sostegno che si aspettava.
Una sincerità che stupiva
Un altro "talento", una grande ricchezza di P. Secondo era la sua estrema sincerità, la sua trasparenza. Non solo si comunicava tutto senza cercare di tenere per sé qualche angolino della sua personalità, ma lasciava vedere, quasi li ostentava, anche gli aspetti più difficili e sofferti della sua vita di uomo di missionario e di sacerdote. Si direbbe che aveva paura che lo si giudicasse migliore di quello che lui si sentiva di essere.. Se qualche istituzione o qualche struttura gli pesava, se qualche esperienza lo metteva in crisi o qualche situazione gli stava un pò stretta, egli non solo non lo nascondeva, ma lo lasciava vedere chiaramente, e lo diceva semplicemente, parlando delle sue difficoltà e dei suoi problemi, quasi negando a se stesso la pietà che offriva agli altri. E questa sua sincerità talvolta sorprendeva e stupiva chi non lo conosceva bene e poteva giudicarlo trasgressivo e contestatore…Ma chi gli viveva accanto sapeva bene quanto P. Secondo riequilibrasse questa sua apparente trasgressività con il servizio e la dedizione senza riserve ai fratelli, nell'esercizio della carità e del sacerdozio missionario. L'Apostolo ci ha insegnato che "la carità copre la moltitudine dei peccati" ed anche P. Secondo consumava nel fuoco dell'Amore le incertezze, i dubbi, le debolezze che non sono estranee alla vita di nessun uomo...
Animo mistico
Ho sempre pensato che P. Secondo avesse l'animo e la passionalità di un…"mistico" Ricordo che in Noviziato leggeva la vita egli scritti di una certa Suor Consolata Betrone, mistica piemontese da cui attingeva preghiere e slanci religiosi. Un giorno ci comunicò che avrebbe lasciato il noviziato della SMA per entrare in un vicino Convento di Trappisti…Io ero sconvolto da questa scelta che consideravo un po’ un…tradimento nei confronti di P. Colleran e della SMA…E poi non se ne fece nulla…. Già da allora Secondo aveva capito che si può raggiungere l'intimità con Dio non solo nel silenzio di un chiostro, ma anche nel servizio del Vangelo e nella dedizione ai fratelli, rendendo presente Dio con l'Amore. Certo egli non passava lunghe ore in contemplazione, ma questo suo misticismo traspariva dalla profondità del legame che lo univa personalmente al Signore da cui si sentiva amato intimamente e profondamente. Sovente diceva che si sentiva amato da Dio nei momenti di fervore ed anche nei momenti di debolezza e che Dio gli voleva bene comunque. Questo gli infondeva serenità e fiducia e gli dava slancio per continuare la sua missione.
Missionario entusiasta
Nelle sue prediche come negli scritti e nelle testimonianze, P. Secondo si manifestava entusiasta del suo lavoro e riconoscente per il bene che il Signore gli permetteva di fare a suo nome. E questa disponibilità ad accogliere l'amore di Dio nel fervore dell'azione missionaria si è andata affinando e perfezionando negli ultimi mesi della vita, quando il Signore lo ha reso capace di accogliere anche la sofferenza come un dono del cielo ed una manifestazione dell'Amore di Dio. Ed anche alla fine, nelle ultime parole che sono il suo testamento spirituale egli ha ripetuto questa capacità di accogliere nella gioia e nella riconoscenza il dono del Signore.
Continuare la sua opera
Per terminare voglio qui esprimere la nostra riconoscenza anche a voi, la sua famiglia, la sua Parrocchia, la sua terra, voi che gli avete dato la possibilità di sviluppare le sue doti, i suoi talenti e di metterli al servizio della Missione. Insieme ringraziamo il Signore di avercelo dato e sentiamoci impegnati a continuare la sua opera, perché la Carità continui a testimoniare l'amore che Dio nutre per tutti gli uomini.
Ora che P. Secondo è passato dall'altra parte, fra coloro che - uniti al Signore - hanno capacità e potere di fare prevalere il bene nei nostri cuori e nel mondo, non esiterà ad aiutare anche noi a vivere la nostra vita come un dono, perché anche noi, ognuno a modo proprio, possiamo realizzare l'insegnamento del Vangelo " chi perde la propria vita per i fratelli, la ritroverà" nella pienezza dell'Amore.
P. Lorenzo Rapetti
