Siamo stati in Costa d’Avorio, noi, Samuele e Michele, due seminaristi di Como, non per aiutare, non per fare chissà che cosa; come viene spontaneo pensare.
Siamo andati perché spinti da una intuizione. Ogni anno viene in seminario un missionario a raccontarci le sue esperienze e le novità dalle missioni; l’anno scorso abbiamo conosciuto P. Giacomo Bardelli che ci ha affascinati con la sua testimonianza sulla Costa d’Avorio.
Inoltre conoscevamo già P. Lorenzo Snider, il quale è stato seminarista con noi prima di lasciarci per l’Africa. Nessuna pretesa di salvare l’Africa, solo voglia di conoscere quelle persone, quella realtà così distante che prometteva di avere la nostra stessa Fonte.
Siamo arrivati alla parrocchia Notre Dame di Fatima di San Pedro. Qui abbiamo passato i giorni della nostra permanenza, girando la periferia del Bardò con P. Lorenzo e i villaggi della zona circostante affidati alle cure dei sacerdoti della parrocchia.
Nel raggio di un centinaio di chilometri infatti, ci sono diversi villaggi in cui vivono fino a 10.000 persone. Abbiamo visto le varie opere che gli abitanti stanno creando con il sostegno dei padri; infatti i padri della parrocchia vogliono che sia la gente del villaggio ad impegnarsi per costruire le scuole e le altre strutture.
Posso dire di aver conosciuto persone che stanno costruendo qualcosa per loro. Questa è tra le cose più belle che ho trovato: come la passione per Cristo si trasforma in capacità di crescere e costruire, pur con i mille problemi e incomprensioni.
Un’altra testimonianza ci è stata data dalle persone che vivono nella periferia e che, con l’aiuto di P. Lorenzo, si stanno organizzando in Comunità Ecclesiali di Base (CEB). Insieme condividono la riflessione sulla Parola di Dio e le necessità quotidiane sia dei membri del gruppo che delle persone del quartiere o dell’etnia.
Non fu tutto facile e immediato, soprattutto perché non sapevamo minimamente il francese, ma anche trovarsi dentro una cultura totalmente diversa dalla propria e per di più in un ambiente diverso, anche per il clima, mette alla prova le capacità e lo spirito di chiunque.
Il primo impatto con la periferia è stato piuttosto forte, le case di legno, le fogne a cielo aperto e i bambini che ci giocano intorno non lasciano indifferenti, così come l’essere indicati da tutti e sentir dire:“Les Blancs, I Bianchi”. Abbiamo visitato anche l’ufficio della Caritas e ci siamo resi conto di quanti e quanto diversi siano i problemi che spingono le persone a cercare aiuto; e come la comunità cristiana aiuti tutte le persone, di qualunque religione, che hanno necessità.
In somma abbiamo incontrato molte situazioni che ci hanno impressionati e anche sconcertati, ma abbiamo una certezza: il motivo per cui i missionari vanno lontano dal luogo in cui sono nati è lo stesso per cui persone che vivono con molte difficoltà sono disposte a fare sacrifici per andare a messa ogni giorno, per coltivare un rapporto con il Signore nonostante il male sperimentato,“perché Lui è buono..”.
Samuele e Michele
