Claudia: Andare in missione, per insegnare a mio figlio il valore della vita

Ciao Marta, posso darti del tu?

Mi chiamo Claudia e ti parlerò brevemente di me e del mio desiderio.
Abito a Lucca, ho 46 anni. Sono sposata da 25 anni, ho un figlio Samuele di 24 anni che lavora nella nostra attività commerciale, una figlia Irene di 20 che studia psicologia al secondo anno a Firenze e poi un piccolino di 4 anni Gabriele An che abbiamo adottato in Vietnam 2 anni e mezzo fa.

E' una bella famiglia e ne sono orgogliosa, ma.... C'è un ma! Io porto nel mio cuore da anni il desiderio di andare in una missione in Africa, e da quando nella mia vita c'è Gabriele An, la voglia è ancora più forte, sento che posso dare di più, sento che posso DARMI di più.

La realtà del Vietnam è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, quello dell'amore verso il prossimo. Io vorrei tanto poter insegnare al piccolo il valore della vita, delle cose vere, dell'amore. Ma qui, in questo paese dove il consumismo uccide anche il sentimento, mi rendo conto anche con grande sforzo che non riesco a sentirmi a mio agio, soffro delle sofferenze altrui, le immagini che mi arrivano dalla tv, mi fanno fisicamente male...

Non mi prendere per matta, spero che tu abbia capito cosa cerco. Io vorrei partire con il bambino, i miei famigliari sono d'accordo, e anzi mi hanno incoraggiata a scrivere questa mia.

Aspetto con ansia una tua risposta.

A presto Claudia


Carissima Claudia, leggendo le tue parole sento il tuo forte desiderio di “agire”, di “fare” qualcosa per gli altri.

Intanto complimenti per la tua famiglia, anch’io desidererei tantissimo diventare mamma di una numerosa famiglia.

Prima di rispondere alle tue domande vorrei chiacchierare un po’ con te. Posso?
Tu mi scrivi:

...Io vorrei tanto poter insegnare al piccolo il valore della vita, delle cose vere, dell'amore. Ma qui, in questo paese dove il consumismo uccide anche il sentimento, mi rendo conto anche con grande sforzo che non riesco a sentirmi a mio agio, soffro delle sofferenze altrui, le immagini che mi arrivano dalla tv, mi fanno fisicamente male... Non mi prendere per matta, spero che tu abbia capito cosa cerco…

Insegnare il valore della vita… sento dentro al mio cuore che tu e tuo marito donando la vita a due creature fisicamente e adottandone una lo abbiate in qualche modo già dimostrato a suo tempo ed ogni giorno nel vostro quotidiano non a parole ma con i fatti. Il non chiudersi nella coppia, con i propri doveri lavorativi e impegni vari, avete deciso di mettere”qualcuno” (i vostri figli) prima di voi stessi.

Da quando li concepiamo li sentiamo crescere dentro di noi, tu non sei più Claudia e basta, ma sei MAMMA e tuo marito è diventato PAPA’. Gabriele An questo valore lo respira ogni giorno quando lo prepari per andare all’asilo, cucini per lui, lavi la sua biancheria…certo non può capire con le parole cosa gli stai insegnando ma lui sente l’amore che la sua mamma e il suo papà hanno per lui in modo GRATUITO!

Anch’io soffro delle sofferenze altrui. Ma di fronte a tanta povertà, per me non quella materiale, anche, ma soprattutto la mancanza di valori, io ho deciso di occupare un posto in questo mondo. Non lo posso salvare ma una goccia di “bene” la posso mettere anch’io. Tralasciando ovviamente la mia priorità che è la famiglia, ho deciso da ormai 10 anni di lavorare in una casa di riposo. Perché? Io gli sento i “miei ULTIMI”, per me loro sono la via per le felicità.

Scusa se mi sono permessa questa riflessione ma sentivo il forte desiderio di condividere con te questo pensiero.

Per quanto riguarda il partire in missione di possibilità ce ne sono molte, però prima ci tengo a raccontarti qualcosa sull’Africa. Forse non crederai alle mie parole, ma questo è quello che ho visto e vissuto in Zambia precisamente a contatto con il popolo tonga di Siavonga per tre anni della mia vita.

Il consumismo lo troverai anche lì, anzi potrebbe disgustarti molto più che qui in Italia e la mancanza dei valori potrebbe sconvolgerti come ha sconvolto me. Alcuni esempi?
I cellulari. Certo comodi, eliminano le distanze dove in un paese per raggiungere i famigliari devi fare centinaia di chilometri, oppure è utile se succede qualcosa per chiamare i soccorsi…più o meno…

Ma chi ha il cellulare? Soprattutto gli uomini che lo comprano soprattutto per apparire più che per esigenze reali. E le donne possono comprarlo ed usarlo? Oppure loro usano gli stessi soldi per accudire e soddisfare i bisogni della loro famiglia?
Mah…

Per chi è la scuola? Dov’è il diritto all’istruzione per tutti? Nelle scuole elementari vedi una riduzione drastica della presenza dei bambini nei mesi di siccità perché devono preparare il terreno per seminare. Poco dopo devono rimanere nei campi per allontanare gli uccelli battendo bastoni o lattine e nel periodo della raccolta devono aiutare i famigliari.

Le scuole superiori sono quasi tutte maschili…perché? Le ragazze devono lavorare nei campi, seguire i fratelli più piccoli o i figli che già in giovane età hanno messo al mondo, o semplicemente perché se nella famiglia ha ci sono due fratelli una femmina e un maschio dovendo scegliere chi far studiare anche questa volta è il sesso forte che ha la migliore.

L’alcolismo a Siavonga è una piaga sociale, e la cosa assurda (secondo la nostra mentalità) è che le stesse mogli preparano la birra e poi la vendono agli uomini i quali bevono, si ubriacano, a volte picchiano le stesse e figli….e poi al lunedì la situazione torna normale, quasi non fosse accaduto nulla. Molte volte con il cuore triste nel vedere queste situazioni mi sono chiesta quale insegnamento danno questi genitori ai loro figli. La risposta è che tutto ciò che vedono è NORMALE per loro.

E’ normale bere ed ubriacarsi ed è NORMALE picchiare qualcuno…..e non ti ho parlato poi della diffusione dell’incesto…..che se per noi è ancora un tabù solo nominarlo, dove vivevamo era una “cosa normale”. Non ti nascondo che la prima volta che una bimba ne ha parlato in gruppo, sono uscita in lacrime al solo pensiero di quello che aveva provato il suo corpo….e il suo cuore.
Le contraddizioni nei paesi “di missione” sono tante e forti e molto spesso riuscire a vedere qualche piccolo cambiamento richiede degli anni. La vita stessa a volte non ha valore; nei luoghi dove c’è molta povertà puoi venire ucciso per un semplice litigio….

Mi fermo qui.

La lettera sta diventando lunga e forse noiosa.
Ti va di continuare a chiacchierare nei prossimi giorni?

A prestissimo.

Marta

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