18 Gennaio 2009
Seconda messa a Welou, un villaggio pochi kms da Kolowaré. C’è una comunità cristiana che sta nascendo. Alla fine della messa Bienvenue presenta un nuovo di Sabaringadé Lo
Alle 16 con Mathieu e Bienvenue siamo dal nostro amico a Sabaringadé. Abita non lontano dal dispensario. Scacciato dalla “Fauna”, accolto dal capo di Sabaringadè che gli ha dato un luogo per abitare e terreni da coltivare. Spiegava che gli Elefanti entravano nelle sue piantagioni e devastavano tutto. Arrivato due anni fa. Ha un catechismo datogli da Bienvenue. Desidera farsi cristiano con tutta la famiglia. Nato in Ghana. Suo padre era cristiano, ma è morto giovane. Moglie ammalata con problemi cardiaci. Ha già speso 130.000 frs, nei vari dispensari e ospedali. Sono Losso di Tindiassé. La moglie è tornata laggiù a curarsi. C’è anche sua madre e qualche altro. Hanno problemi di acqua. Vedremo di aiutarli.
1° Febbraio
Con Mathieu, Gaston e Claudine andiamo di nuovo a Sabaringadé. Incontro di preghiera. Una ventina di bambini o più, e una decina di adulti. Chiedo se qualcuno di loro ha sentito la parola “Natale”, se la conosce. Un ragazzo dà la risposta. Ne conosce il significato. Sono sorpreso. Gli chiedo da chi l’ ha sentita. Da sua mamma, spiega. Nessuno è cristiano. Approfitto per spiegare l’importanza della mamma nella nostra vita, e parlo della Madonna, del rosario. Mostro la corona con quel “grosso più” attaccato, come dicono i bambini. Chiedo se qualcuno sa cosa è. “Dove hanno attaccato Gesù”, dice una giovane donna con un bambino in braccio.
La sorpresa è grande. Ci dice che ha già fatto qualche anno di catecumentato a Sokodé. Parlo allora di Gesù, di quello che ha fatto, ha detto, della fine della sua vita. Abbozziamo il primo segno della croce. E insegno loro a pregare con il rosario, spiegando che è il riassunto di tutto quello che Gesù ha detto e fatto. Lascio un paio di corone e un libretto che spiega come pregare il rosario. Mathieu e Claudine fanno cantare i ragazzi. Commento poi il vangelo del giorno. Gesù che viene a liberare dalle forze del male per aiutarci a vivere meglio. Mathieu traduce in Kabiyé, il capo famiglia poi in Losso. La gente afferra meglio, è la loro lingua, anche se capiscono il Kabiyé. Terminiamo con una preghiera cui tutti rispondono con un ritornello in kotokoli.
Ho portato un pallone qualche giocattolo. I bambini urlano di gioia. Mi accompagnano cantando dal capo dei Losso. Abita dietro il dispensario. Ci accoglie nel suo grande cortile rettangolare. Una grossa moto al nostro fianco. Tirano fuori panche e sgabelli. Una signora offre dell’acqua. Lo saluto, lo ringrazio di averci accolto fra la sua gente e di permetterci di pregare con loro. Sorride ed è lui che ci ringrazia di essere venuti a trovarlo. Non solo i bambini, dice, verranno anche loro a pregare con noi. Parliamo dell’acqua. Qualche volta hanno problemi con la gente di Sabaringadè – il villaggio che li ospita - per attingere acqua dal pozzo comune. Ne vorrebbero uno per il loro gruppo. Li invito a preparare sabbia e ghiaia, poi darò loro una mano per scavare il pozzo.
3 Febbraio
Oggi compio 70 anni. Ringrazio il Signore per il dono della vita, per tutto quello che ho ricevuto, per tutte le persone che ha messo sul mio cammino e soprattutto perché “il mio mantello e i miei calzari non si sono ancora logorati lungo il cammino”.
Al mattino faccio un salto a Tchamba. Al ritorno sosta al dispensario di Sabaringadé. Voglio vedere Eloi, l’infermiere perché avverta il nuovo gruppo che domenica non posso andare da loro al pomeriggio, andrò al mattino alle 11. E’ assente per una riunione. Parlo con una signora, biancovestita, forse la matrona. Mentre cerco di farmi capire, vedo uno che mi viene incontro. È il responsabile del gruppo losso, proprio la persona che cercavo, la pensavo nei campi. Mi dice: siamo tutti riuniti per il problema dell’acqua, vieni. Vede calendari in macchina. Me ne chiede qualcuno. Uno per lui e un paio da distribuire, uno per il capo. Lascio la macchina al bordo della strada e ci incamminiamo verso un gruppo di casupole poco lontane.
Un giovane mi corre dietro: Ne hai uno anche per me? Torno alla macchina e prendo l’ultimo. In una piazzetta trovo una ventina di persone, donne, giovani, adulti, bambini, attorno al capo villaggio. Davanti a me ciotole con resti di solum, la birra di miglio. Sono lì per parlare dell’acqua, del pozzo da scavare. Dico ancora davanti a tutti che sono pronto a dare una mano, loro devono provvedere sabbia e ghiaia. Chiedo se qualcuno ha un telefonino. “Io”, dice uno accanto a me. Posso parlare in francese, domando. Certamente, mi chiamo Louis e parlo francese. Ma allora sei cristiano... dal nome... Sì, insomma, ma non ancora battezzato, dice. Avverto che domenica andrò da loro alle 11 e non al pomeriggio alle 16, come avevo detto, al pomeriggio devo condurre i catechisti a Sokodé. “Ci saremo tutti”, dice il mio interlocutore di cui non conosco ancora il nome.
8 Febbraio
Alle 10:30 andiamo a Sabaringadè con Mathieu e Claudine. Prendiamo anche Ferdinand, il catecumeno di Sabaringadè che ogni domenica viene alla catechesi a Kolowaré. Appena arrivati i bambini ci corrono incontro gridando. Ci accompagnano sotto un albero dove hanno preparato un tavolino e una sedia. A terra tronchetti di legno dove si siedono i bambini, attorno qualche panca per gli adulti, altri sono seduti su bidoni gialli, come Bienevenue, il catechista di Welou, arrivato in bicicletta. Accanto è sorto un nuovo campo sportivo con porte regolari. Hanno gonfiato il pallone senza problemi e giocano come non mai, dicono i bambini con volti estasiati. Poco alla volta arrivano anche gli adulti, uomini e donne. Una signora, previdente, porta tre sgabellini.
Il vecchio Kouakou Alangba è accanto a me. L’altro giorno quando hai distribuito i calendari non c’ero, devi darne uno anche a me. Sei fortunato, gli dico, ne è rimasto uno. Te lo farò avere. Vede il libro che ha in mano Innocent, il nome del mio primo interlocutore, che finalmente conosco. Ne voglio uno anch’io. Ma sai leggere? E come no, vedi ben come parlo francese! D’accordo, prepara 200 frs.
Chiedo a Claudine di leggere il vangelo del giorno in kabiyé: Gesù che entra nella casa di Pietro, prende per mano l’ammalata e la guarisce. Avverto bambini e adulti di stare attenti perché poi parleremo insieme di quello che abbiamo sentito, per vedere quello che riescono a “sentire”. È la prima volta che sentono un brano di Vangelo. Per loro è una storia, uno che entra in una casa e guarisce un ammalato, e poi tanti altri. E’ quello che bambini e adulti dicono. Allora cerco di spiegare che questa non è una storia di una volta, Gesù oggi, adesso, viene verso di noi, entra nelle nostra casa, viene qui in mezzo a noi, è qui con noi per guarirci dai nostri mali.
Facciamo poi alcune preghiere spontanee con un ritornello cantato in kotokoli. Sono stupito dall’intervento di tanti adulti, non terminavano mai. Non capisco una parola, ma sento che pregano con intensità e fede, certamente sta uscendo il meglio di loro stessi. Credo fosse la prima volta che pregassero così, insieme. Alla fine si avvicinano tre ammalati chiedendo di pregare per loro. Li ho affidati nelle mani del Signore che guarisce e risana con tutta la fede di cui ero capace.
Poi Claudine dà la sua testimonianza. Racconta come è diventata cristiana. Al ritorno Mathieu dice: “Ero stupito dalle preghiere di quella gente, ho sentito quanto desiderio hanno di ascoltare la parola di Dio”.
Kolowaré, 20 febbraio 2009
Silvano Galli
