D. - Come si può definire oggi il Camerun, uno dei Paesi che più di ogni altro forse rappresenta l’Africa intera?
R. - In Camerun abbiamo una composizione sia etnica, sia culturale che sociale e politica che, in un certo senso, riproduce un poco tutto l’ambiente dell’Africa, tutto il continente. La visita del Santo Padre è un momento in cui l’Africa, non solo si interroga, ma cerca di impegnarsi sui valori che il Santo Padre testimonia in tutto il mondo. Il Camerun vuole dare l’esempio per essere un Paese di giustizia, un Paese di pace, di accoglienza, un Paese in cui si possano vivere i valori morali, civili, religiosi al meglio di quello che si può vivere in un continente che ha tante difficoltà.
D. – E’ la terza volta che il Camerun incontra un Pontefice. Che cosa è rimasto nel Paese dei due precedenti incontri con Giovanni Paolo II?
R. – Tutti si rendono conto che quelle visite furono visite pastorali. La prima, del 1985, toccò quattro grandi arcidiocesi e aveva toccato tutto il mistero della Chiesa. Nel 1995, invece, era stato il momento in cui Giovanni Paolo II aveva consegnato il documento “Ecclesia in Africa”, che si impegnava in tutti gli ambiti della società e della vita ecclesiale. Oggi, la gente si rende conto che da quel momento ricomincia una nuova riflessione, ricomincia un nuovo impegno, e sarà quello che porterà Benedetto XVI: sarà questo messaggio della Chiesa che è strumento di riconciliazione, di giustizia e di pace, strumento di riconciliazione innanzitutto, ma da un punto di vista sacramentale. Bisogna far breccia nel cuore della persona umana, nella vita della persona, attraverso il sacramento della riconciliazione, che è Cristo stesso. Quindi, una continuità nei viaggi pastorali di Giovanni Paolo II e nel viaggio apostolico di Benedetto XVI.
(da Radio Vaticana)
--------------
“Aspettiamo con trepidazione le parole di pace e di riconciliazione del Santo Padre”
Lo dice il Vescovo di Cabinda, Presidente del Comitato per la visita del Papa
“Tutta l'Angola attende con gioia la visita del Santo Padre. In particolare si avverte il fervore con il quale la Chiesa, nelle sue molteplici espressioni, si sta preparando all'arrivo di Benedetto XVI. Tutti, dai Vescovi al singolo sacerdote, dai religiosi e dalle religiose ai missionari, ai catechisti, ai giovani, veramente tutti si stanno impegnando per la buona riuscita di questa visita, in un clima di gioia condivisa”: lo dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Filomeno do Nascimento Vieira Dias, Vescovo di Cabinda e Presidente del Comitato preparatorio della visita del Santo Padre in Angola, che ha risposto ad alcune domande di Fides.
Quali sono le aspettative dell’Angola per la visita di Papa Benedetto XVI?
In primo luogo la visita di Benedetto XVI deve essere una festa per tutti. Vogliamo accogliere il Santo Padre facendogli sentire il calore della popolazione angolana, desideriamo accogliere Benedetto XVI nella tradizione della festa angolana. Accanto a questo, aspettiamo con trepidazione le parole di pace e di riconciliazione del Santo Padre, in un Paese ancora sofferente per le ferite della guerra civile. Abbiamo bisogno del suo conforto spirituale, delle sue indicazioni morali sulla giustizia, sulla pace, sulla ricerca del bene comune, sul progresso civile e spirituale.
Come si è preparata a questo evento la Chiesa angolana?
In vista della visita di Benedetto XVI, la Chiesa angolana ha organizzato momenti di preghiera con un testo comune appositamente preparato. In ogni parrocchia dell'Angola, ogni domenica, si è seguita una catechesi particolare incentrata sulla figura del Pontefice. Di domenica in domenica, si è affrontato un aspetto particolare della figura Petrina: l'essere Vicario di Cristo, il ruolo del Papa nella Chiesa universale, il suo rapporto con le Chiese particolari e così via, in modo da offrire ai fedeli la possibilità di comprendere pienamente il significato della visita del Papa.
E dal punto di vista organizzativo?
Anche se la visita è concentrata solo nella capitale, Luanda, tutte le diocesi angolane sono coinvolte. Sono attesi almeno 4mila delegati da tutte le diocesi del Paese, più numerosi fedeli da tutta l'Angola. Per accogliere queste persone la Chiesa sta facendo uno sforzo notevole. Sono state mobilitate le scuole cattoliche di Luanda, dove verranno alloggiati i pellegrini che non risiedono nella capitale, è stata organizzata una raccolta di viveri per assicurare loro i pasti, stiamo predisponendo i servizi igienici e un servizio sanitario e di pronto soccorso. La sera dell'arrivo del Santo Padre in Angola, per le strade di Luanda si svolgerà una processione di quattro chilometri che si concluderà con una Veglia di preghiera. Per preparare tutto questo occorre tanto lavoro, ma lo stiamo facendo con grande gioia e in spirito di fraternità.
(da Agenzia Fides)
