Un dono di Natale davvero prezioso...

Il pranzo di Natale con i poveri è ormai diventato una tradizione della Comunità di Sant'Egidio da quando, nel Natale del 1982, un piccolo gruppo di persone, circa 20, fu accolto attorno alla tavola della festa nella Basilica di Santa Maria in Trastevere. Erano alcuni anziani del quartiere, da tempo amici della comunità, e alcune persone senza fissa dimora conosciute nelle strade di Roma, che in quel giorno sarebbero rimaste sole.

Anche quest’anno, a Genova, in alcuni luoghi significativi della città sono stati allestiti dei pranzi di Natale: nelle chiese dell’Annunziata e di San Siro, nel centro storico; all’interno di Palazzo Ducale, uno dei principali edifici storici cittadini; nella sala “Chiamata” all’interno del porto merci, dove i “camalli”, uomini di fatica, venivano assoldati per lavorare a giornata sulle navi attraccate ai moli, e in sei istituti per la terza età sparsi in tutta la città.

Anche noi come famiglia abbiamo deciso di festeggiare il Natale a palazzo Ducale: offrendoci volontari al pranzo rivolto in particolare agli stranieri, agli anziani del vicino centro storico e a quelli della Val Bisagno. L’appuntamento era fissato per le 9.30 del 25 mattina. Non faceva freddo ma una pioggia fastidiosa e insistente sferzava la città. La sala dove si sarebbe svolto il pranzo era già stata addobbata nei giorni precedenti e nelle due “cucine” era già stato ordinatamente portato tutto quello che, ad esclusione dei piatti caldi, sarebbe servito per la festa: vini, bibite, acqua e spumanti, frutta fresca e secca, tovaglie e tovaglioli di carta, piatti, bicchieri, stoviglie di plastica e quant’altro potesse servire.

Divisi in gruppi e coordinati dalle due responsabili della comunità, Paola e Elisa, due veterane dei pranzi di Natale, ci siamo messi subito al lavoro. L’obiettivo era quello di trasformare, in due ore al massimo, una sala mostre in un luogo caldo e accogliente dove ricevere degli amici e con loro vivere il momento magico del Natale.

Anche se non ci conoscevamo, tra i volontari di tutte le età da subito si è creato un bel clima di collaborazione. Sono comparse in tutta la sala tovaglie rosse e piatti dorati, sono stati messi in risalto su ogni tavolo un elegante menù e biglietti segna-posto con i nomi di ogni singolo invitato. In attesa dell’arrivo dei cibi caldi, cucinati altrove, camerieri esperti o improvvisati si sono messi all’opera per preparare i piatti degli antipasti e della frutta secca, i cesti della frutta fresca e per tagliare e disporre sui vassoi panettoni, pandolci, pandori, torroni… da portare in sala al termine del pranzo insieme allo spumante destinato al brindisi finale.

Ma non c’era movimento solo in cucina! Qualcuno aveva sistemato gli altoparlanti e i microfoni per la musica nel salone principale; in una saletta a parte un gruppo di giovani, trasformatisi per l’occasione in volenterosi elfi di Babbo Natale, era occupato a scegliere e impacchettare piccoli regali per gli invitati: ogni ospite avrebbe ricevuto il suo al momento degli auguri e dei brindisi direttamente dalle mani di Babbo Natale!

Quando tutto ha trovato la propria sistemazione e tutti si sono adattati al proprio ruolo la sala ha potuto accogliere gli ospiti tanto attesi. Chi con gioia, chi con stupore, chi colmo di stanchezza, chi intirizzito dal freddo, chi in cerca di un pasto caldo, chi in cerca di un semplice sorriso e di una faccia familiare. C’era posto per tutti e solo quando tutte le sedie sono state occupate la festa ha potuto avere inizio!

La tradizione vuole che per Natale ognuno prepari dei doni per le persone che occupano un posto importante nella propria vita. Tuttavia quello che in origine era un gesto di affetto e di gratuità si è trasformato in un obbligo sociale: più che un piacere è diventato un dovere. La tradizione del dono, invece di essere fonte di gioia, è diventata per molti fonte di stress.

Quest’anno nel nostro piccolo abbiamo cercato di non cadere nel tranello del solito regalo di Natale da centro commerciale: brillante, dorato e irrimediabilmente vuoto.

Quale dono può essere più concreto e significativo dell’offrire il proprio tempo e il proprio impegno? Di sicuro le ore che abbiamo donato, colme di sorrisi gesti e parole nati dal cuore, verranno gelosamente conservate nel ricordo di chi abbiamo servito, riscaldato, ascoltato, abbracciato, accolto… come resteranno nel nostro. Non seguiranno certo la sorte della maggioranza dei regali natalizi: doni di circostanza, spesso privi di significato, comprati in fretta qualche giorno prima di Natale e finiti ancora più in fretta a prendere polvere in fondo a qualche cassetto.

Abbiamo cercato di donarci l’un l’altro qualche briciola dello spirito che in origine animava il Natale: quello che si nasconde in una mangiatoia, in compagnia degli umili, lontano da sfarzo e rumore. Abbiamo cercato un modo di ricordare in modo concreto la venuta di un bimbo che ha portato in dono per noi la sua stessa vita.

Agnese e Bruno Cavalcante, Genova


SMA, via Borghero 4 - 16148 Genova - info(at)missioni-africane.it - Web Design & CMS RossiWebDesign/Siti Web Genova