P. Dario Dozio: La danza del rospo

La mamma era morta quando lui aveva 5 anni, probabilmente di malaria. Al villaggio però non avevano dubbi: la colpa era tutta del bambino. Era lui la causa delle disgrazie che da un po’ accadevano in maniera inspiegabile. Prima il fuoco alla casa, poi una strana malattia, poi la zia che muore e ora la mamma: Huriel è un serpente, dicono tutti, dozio-1 pun “porta-male”, come ne arrivano ogni tanto per infastidire la gente.

Così lo hanno rinchiuso in casa, al buio, per diversi giorni. Poi hanno fatto il rito previsto per scacciare il male: la sera lo hanno lasciato ai margini della foresta, chiuso in un sacco. Se il bambino era davvero uno spirito cattivo, sarebbe rientrato da solo negli alberi e non se ne sarebbe più parlato. Il mattino dopo invece, a dispetto di tutti, eccolo ancora lì, che urlava più vivo che mai: neanche le bestie selvatiche l’avevano voluto!

Ma al villaggio i vecchi non cedono e passano alla seconda prova, quella decisiva. Il bambino è buttato tra gli scogli in riva al mare: sono le onde, questa volta, a deciderne la sorte. In poco tempo l’acqua se lo prende e lo sbatte avanti indietro. È lì che lo trovano un gruppo di ragazze, attirate dagli strilli: lasciano il gioco e lo tirano a riva.

Prima spaventate, poi piene di meraviglia, guardano stupite il piccolo che viene dal mare. Ma dove portarlo adesso? Dalle suore! – dice la più grande. Così partono di corsa da suor Camilla che subito entra in azione. Il piccolo è cianotico, deve aver ingerito molta acqua, respira a fatica, ma non molla! L’istinto di sopravvivenza e le cure amorevoli delle suore l’aiutano a superare la crisi. In poco tempo si riprende.

Son passati sette anni. Huriel è cresciuto e, pur con qualche handicap motorio (conseguenza di quel che ha passato), ora va a scuola con gli altri ragazzi. Le religiose però non possono più tenerlo con loro in convento. Inoltre altre persone hanno bussato alla loro porta per presentare diversi casi di bambini abbandonati. Suor Camilla ha un sogno: dare loro la famiglia che non hanno mai avuto. Con l’aiuto di alcuni amici italiani e tanta fede nella Provvidenza, in pochi mesi il sogno è divenuto realtà: a Pasqua, dopo la messa di risurrezione, tra danze e canti, abbiamo inaugurato la “Casa dei ragazzi”.

Un posto magnifico, in riva al mare, tra le palme da cocco e non lontano dagli scogli dove Huriel è stato salvato dalle acque. Naturalmente c’era anche lui, che danzava in prima fila. I miei parrocchiani sono formidabili quando si tratta di balli. Io invece di solito resto a guardarli, seguendo il ritmo con il battito delle mani. Ma stavolta mi sono buttato nella mischia e, tra ritmi e canti di gioia, ho lanciato un nuovo stile, battezzato subito da tutti: la danza del rospo. Un successo!

21-05-2009

P. Dario Dozio

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