Una conferma che in Ghana l’editoria locale, soprattutto nel settore scolastico, stia rivivendo un periodo positivo, è stata la presenza di oltre dieci case editrici, provenienti da Accra, all’ultima edizione della Fiera del libro per ragazzi di Bologna. Tra queste, la Adaex Educational Pubblications ha fornito il catalogo più interessante, soprattutto per la pubblicazione dei suoi libri nelle lingue tradizionali del Ghana. Il passato pre-coloniale, i miti e i racconti, presentati ai ragazzi in lingua ewe, twi, akan e non più soltanto in inglese.
La stessa attenzione al proprio passato, attraverso il recupero delle lingue tradizionali, lo si ritrova nel catalogo dell’Ayebia, una casa editrice specializzata in storia e letteratura africana e caraibica, fondata nel 2003 da una giovane donna ghanese, Becky Ayebia Clarke. Tra le pubblicazioni più recenti dell’Ayebia, un saggio di economia sui primi cinquant’anni di indipendenza del Ghana (con una prefazione del premio Nobel per la letteratura Wole Soyinka) e una collezione di 7000 proverbi akan, pubblicati in una versione bilingue, akan-inglese. Un ottimo dizionario aggiornato.
Ma tra i fiori all’occhiello dell’Ayebia c’è sicuramente l’antologia African love stories, una raccolta di racconti di alcune scrittrici di diverse nazionalità africane, curata dalla scrittrice ghanese Ama Ata Aidoo, vincitrice nel 2007 del Caine Prize per la scrittura africana.
Il progetto editoriale nazionale
Non è sicuramente un caso che l’editoria in Ghana affidi la ricerca della propria identità nazionale e linguistica ad Ama Ata Aiddo, colei che da subito ha usato la scrittura per riflettere sulle proprie radici culturali, sul concetto di Nazione e sulla propria identità di donna africana.
La nascita dell’editoria in Ghana coincide con il periodo dell’Indipendenza del paese (1957), quando il primo Presidente Kwame Nkrumah (Presidente dal 1963 anche dell’OUA, l’Organizzazione dell’Unità Africana), diede inizio ad un progetto editoriale rivoluzionario per diffondere, al di fuori dell’Africa, la cultura e l’identità africana, progetto fondato su una casa editrice, la Ghana Publishing Corporation e su un work-shop per scrittori, legato al mondo della rivista okyeame, “l’interprete” o “porta-voce”. Tra i numerosi simboli akan, l’okyeame raffigura il responsabile della comunicazione tra un leader e il suo popolo: gli articoli prodotti dalla rivista erano “interpreti” del Ghana al di fuori del Ghana, univano le influenze locali con la letteratura afro- americana, immagini rurali e urbane, ritmi africani e jazz. Tutti gli scrittori e intellettuali che partecipavano a questo movimento di ispirazione panafricana, si consideravano “soldati” di Nkrumah nel campo della cultura. Tra loro Kwesi Brew, Atukwei Okai, Efua Sutherkland, Ayi Kwei Armah e Ama Ata Aidoo .
I due mondi a confronto
Ama Ata Aidoo inizia così la sua attività di scrittrice, proprio da questa ricerca identitaria panafricana, concentrandosi, unica tra gli scrittori, sui temi delicati della schiavitù e della tratta. La sua prima opera teatrale è The dilemma of a ghost. Il testo, come lei stessa racconta, nasce da un ritornello, “and there and there I saw a wretched gosth going up an down singing to myself”, ritornello che non voleva lasciare la sua mente. Tema dell’opera sono le diversità culturali in modelli apparentemente simili.
In questo caso, sono il mondo africano di Ato (studente del Ghana laureatosi negli Stati Uniti) e quello afro-americano della sua giovane moglie, Eulalie. I due ragazzi, dopo aver deciso di vivere in Africa, dovranno affrontare tutti i reciproci fantasmi – tra i quali il più importante rimarrà quello della schiavitù e della tratta oltre oceano – per cercare di adattarsi a questa nuova condizione. I lavori di Ama Ata Aidoo affrontano spesso il tema dei cambiamenti e delle tensioni scatenatesi tra i due mondi a confronto: l’Occidente e l’Africa.
Our Sister Killjoy, apparso nel 1977, è ambientato in Germania, a Londra e in Ghana: racconta di Sissie e del suo incontro con il pregiudizio razziale, basato sull’ignoranza e sul colore della pelle. Il pregiudizio scatta subito, appena Sissie lascia la sua città. Il mondo freddo della Baviera tedesca e poi quello multiculturale ma indifferente di Londra, la lasciano ingenuamente sorpresa. Il libro, scritto in doppio stile, prosa e poesia, è poi un viaggio verso il riconoscimento di sé che non può avvenire senza avere prima incontrato l’Altro (e non a caso Sissie alla fine ritorna in Africa). All’interno dei cambiamenti, sottolineati da Aidoo, anche il ruolo tradizionale della donna africana viene riscritto.
Nell’opera Anowa pubblicata nel 1970 e ambientata alla fine dell’ottocento – quando il Ghana si chiamava Costa d’Oro – Ama Ata Aidoo aveva affrontato due temi fondamentali: il coraggio che le scelte individuali non condivise richiedono e il conseguente allontanamento dal proprio gruppo. La protagonista Anowa è una donna che rifiuta il meschino compromesso schiavista del marito, ritrovandosi in questo modo sola, derisa e considerata da tutti malata di mente. La denuncia pubblica della sua mancata maternità, provocherà il doppio finale tragico.
Ama Ata Aidoo ha inoltre scritto una serie di racconti in cui l’io narrante è una bambina, The girl who can, conferma della sua complessa tecnica personale e letteraria. In Something to talk about on the way to the funeral (1985) usa la tecnica del racconto orale, riferendosi – anche stilisticamente – alla ricerca delle proprie origini.
Alla ricerca della propria identità
In italiano, le Edizioni Lavoro, nella collana “Linea d’Ombra”, ha tradotto Certi venti dal sud, uno degli undici racconti brevi che compongono la raccolta “No sweetness here” (Longmans,1970). Un breve racconto scritto in prima persona (la voce narrante della madre): due donne, madre e figlia, lasciate dai propri mariti a causa di motivi diversi, ma con conseguenze simili. Prima c’era stata la guerra, ed è ora la ricerca di un lavoro migliore, al sud, lontano dal proprio paese di origine, a portare via gli uomini. Le due donne – in un passaggio di testimone – imparano a convivere con l’assenza dei propri mariti, la loro attesa e la malinconia (sottofondo spesso presente nello stile intenso di Aidoo). La scelta dello stile ricorda, nella struttura grammaticale, la forza e drammaticità del racconto orale. “Se non c’è dolcezza nelle cose e nelle persone – dice Ama Ata Aidoo – c’è il sale, altrettanto necessario, anche se proviene dalle lacrime”.
La recente rinascita dell’editoria in Ghana e la scelta di riportare in primo piano la propria identità nazionale, potrebbe assomigliare all’inspired publishing, al periodo d’oro che aveva saputo creare il Presidente Nkrumah negli anni successivi all’Indipendenza. Il logo scelto dalla casa editrice Ayebia significa, nella simbologia akan, saggezza e conoscenza. Un simbolo di risveglio tutto africano.
Maria Ludovica Piombino
Tratto da Afriche, 3/2009
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