Deserto… con San Paolo

Dal 19 al 23 Agosto 2009 un piccolo numero di giovani appartenenti al gruppo Xarisma’ si è recato ad Airuno in provincia di Lecco per vivere in serenità e condivisione l’esperienza del deserto.

Da Feriole (Padova) siamo partiti in 5 (Cinzia, Manola, Denis, Rosanna e Padre Gian Piero – nostra guida spirituale!); ad Airuno (Lecco) abbiamo incontrato altri 6 ragazzi della provincia di Lecco (Isabella, Federico, Chiara, Samuel, Elena e suor Martina – grande cuoca e organizzatrice!).

La struttura che ci ha ospitati era adiacente alla residenza delle suore anziane, tornate dalla missione; ciò ci ha consentito di incontrarle venerdì pomeriggio per condividere insieme le loro intense esperienze di servizio alla popolazione povera dell’Africa, del Libano, ecc…

Le giornate si sono susseguite in un clima di perfetta armonia e amicizia tra tutti noi partecipanti; la programmazione e la conduzione delle giornate da parte di padre Gian Piero e Suor Martina sono state molto ricche di contenuti e preziose per riflettere sui differenti brani del Vangelo, testimoni della fede di S. Paolo e degli altri apostoli.

Le serate, invece, sono state caratterizzate da svariate attività in ordine: la presentazione dei partecipanti con relativa provenienza e motivazione per aver scelto questo tipo di esperienza; la visione di un film intitolato “La rosa Bianca” e ambientato ai tempi del Nazismo; una passeggiata in compagnia e infine la visione della testimonianza di don Andrea Santoro, missionario italiano ucciso in Turchia.

Il primo giorno di deserto abbiamo riflettuto sul significato di questo termine, intendendo: “La solitudine”, cioè il misurare la distanza che c’è tra la fede che professiamo e la vita che conduciamo.

La solitudine è essere in compagnia con Dio.

“La nostra solitudine, mio Dio…è la Tua presenza, qui. Perché tutto di fronte a Te, o diventa morte o diventa Te”. (M. Delbrel, Che gioia credere!, Gribaudi 1969, p. 95). Ciò ci porta alla conclusione che la preghiera è uno strumento indispensabile per costruire il contatto con Dio, essa rafforza le sue radici.

La solitudine è anche una condizione per capire e amare i più poveri e abbandonati, ma anche la condizione che ci aiuta a capire noi stessi, e cioè entrare in noi stessi, lasciandosi guardare nel profondo da Dio.

Di grande aiuto in questo lavoro di riflessione sul significato di Deserto ci sono state le letture degli Atti degli Apostoli 9, 19b-31 e Lc 24, 13-18, in cui abbiamo compreso l’importanza di fermarci per poi ripartire con il Signore nel cuore. Il secondo giorno di deserto ci siamo soffermati sul bisogno di confrontarsi con “l’altro”, inteso come l’insieme di persone più care presenti nella nostra vita (coniuge, fidanzato, genitori, parenti e amici).

Facendoci guidare dalla Lettera ai Galati 1, 13-2,14, nella quale S.Paolo insegna direttamente il Vangelo a Barnaba e a Tito, ma viene rimproverato per vivere come i pagani, pur essendo un Giudeo. Nel brano di Lc 24, 19-27, invece, i discepoli non riconoscono Gesù in persona che parla loro, dimostrandosi incerti sulla sua Risurezzione. Da qui il rimprovero di Gesù, il quale con parole dure dice: “Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti” Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”

Dall’insegnamento di Gesù, capiamo che non dobbiamo scoraggiarci, ma confrontarci con gli altri per scacciare le radici dello scoraggiamento: delusione, sfiducia e impazienza. Da ciò deriva che i rimproveri sono spesso una possibilità di crescita per migliorarci; solo così possiamo vincere “la lotta più dura che è quella con sé stessi. Bisogna arrivare a disarmarsi”. (Patriarca Atenagora I).

Il terzo e ultimo giorno, ci siamo soffermati sul bisogno di ripartire pregando Gesù di darci il coraggio di farlo sempre, riprendendo la strada lasciata per scappare altrove. A volte il bisogno di ripartire ci porta a scontrarci con noi stessi e con gli altri; ciò lo hanno testimoniato Barnaba e Paolo negli Atti degli Apostoli 15, 35 – 41, i quali dopo aver annunziato a molti la Parola del Signore, non si trovano d’accordo nel proseguire la strada insieme.

Ma il dissenso porta a una situazione positiva, in quanto dà una nuova forza al formarsi di nuove comunità. Il brano degli Atti degli Apostoli 24, 28 – 35, infine, ci ha aiutato a capire come ripartire; in esso Gesù, dopo essere stato a tavola con loro spezzando il pane, sparisce dalla loro vista; con questo suo gesto, Egli vuole lasciar ripartire gli apostoli, affinché essi sappiano aprire gli occhi per riconoscerlo e avere la speranza che Lui è con loro.

Don Andrea Santoro sottolinea l’importanza di ripartire senza temere i silenzi di Dio o le attese. Egli dice: “Vi invito a credere che il Signore ha un disegno per ognuno di noi”.

Con questa bellissima frase, termino il mio racconto sull’esperienza di solitudine che abbiamo vissuto e gustato e invito tutti voi a fermarvi per poi confrontarvi e ripartire con la speranza della fede e la gioia nel cuore.

Per tutto ciò che ci ha donato, ringraziamo nostro Signore!

Manola Luise

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