penso che sia un po’ normale avere un pizzico di tristezza quando ti si dice: rientra e prendi un biglietto di aereo di sola andata. È quello che mi è successo in questo mio ultimo rientro dalla Costa d’Avorio. Ero cappellano nel lebbrosario di Adzopé. Ho vissuto 10 mesi di condivisione della sofferenza con i 150 degenti, che avevano tra gli otto mesi e i 50 anni. Non chiedevano tante cose, ma solo che si desse loro la mano per non sentirsi esclusi ed abbandonati.
Però, anche se io rientro, la Missione non si ferma. È fatta di partenze ed arrivi, come l’onda del mare che non si stanca di bagnare i vacanzieri sulle nostre spiagge e i vasti continenti i cui abitanti non sanno cosa siano le ferie.Rientrare è necessario, alle volte, anche per permettere nuove esperienze, come l’anno sabbatico che farò a Lione in Francia con altri confratelli della SMA.
Rientrare vuol dire anche lasciare il proprio posto a missionari più giovani, a missionari africani più vicini ai loro fratelli neri.
Rientrare, dopo aver visto delle Diocesi africane diventare autonome in personale e ben avviate con vescovi, preti, religiosi e cristiani locali, allevia la tristezza del distacco e fa nascere un inno di ringraziamento al Signore per il lavoro che con lui si è fatto. Diceva infatti Mons. De Brésillac, fondatore dei missionari SMA: “Guai al missionario che non pensa a fondare una Chiesa locale. Una volta fondata è meglio che vada altrove”. Il continente africano è talmente grande e ancora con tanti posti che chiedono la presenza dei missionari!!!
Sono partito per la Costa d’Avorio per la prima volta in nave nel settembre del 1971. Quante persone, quanti visi, quanti sorrisi e quanti pianti incontrati. La ricchezza di questi ricordi anima la mia preghiera perché ritorni la pace che da sette anni non c’è più in Costa d’Avorio, ridia la salute a Miriam, otto mesi, il cui braccino è mangiato dall’ulcera di Buruli, dia forza a Madeau di finire la casa, a Benoît di trovare un lavoro e a Letizia, sei anni, di guarire dalla lebbra … la lista sarebbe lunga.
Prima di rientrare dalla Costa d’Avorio ho imparato un proverbio che suona così: “ Il Bianco ha costruito gli orologi, noi Ivoriani abbiamo il tempo”.
È un augurio che vi e ci facciamo per un dopo ferie (mi scuso per quelli che non le hanno fatte) regolato da un tic-tac interno che da tempo al tempo. C’è tempo per fare tutto, basta prendersi per tempo.
Se hai tempo, scrivimi.
Vostro p. Gino Sanavio
sanaviog@tiscali.it
