La malnutrizione è sempre più diffusa. Le industrie rimaste aperte sono poche, i capitali sono stati ritirati e gli investimenti sono scarsi. Molti malati non hanno i mezzi economici suffcienti per comprare le medicine e per pagare la degenza in ospedale. Bisogna riconoscere, però, che la gente, anche se povera, è molto ospitale, disponibile, affabile, ricca di pazienza e di speranza. C’è chi viene in cerca di aiuto e di pace a Saint Michel d’Adjamé, la parrocchia dove lavoro attualmente con altri quattro confratelli S.M.A. di diverse nazionalità. Cinque missionari sembrano tanti, ma occorre tener presente che gli abitanti della parrocchia sono circa 90.000.
Cosa fanno concretamente questi missionari? Ebbene, l’amore è creativo. Quando si vuol bene a qualcuno, si escogitano maniere sempre nuove e originali di manifestarglielo. Il lavoro pastorale assorbe gran parte del tempo; gli iscritti alla catechesi in preparazione al Battesimo, alla Prima Comunione e alla Cresima sono quasi 1.300.
Numerosi sono i movimenti, le associazioni e le Comunità Ecclesiali di Base (C.E.B.). Alla missione esiste anche un servizio Caritas per accogliere e aiutare i bisognosi, una piccola biblioteca con testi per le scuole elementari e le medie e un’infermeria con medicinali di prima necessità, soprattutto per la cura di piaghe e malattie del povero che non potrà mai accedere ad un ospedale.
Il lavoro è tanto, ma il Signore sostiene, incoraggia e assicura già da ora, nonostante tutto, una pace interiore che si diffonde.
24 settembre 2009
P. Benetti Giovanni
Costa d'Avorio
