
Popoli che irradiano buon umore e simpatia quando sono in compagnia, e che hanno un solido senso della vita e di Dio.
Tuttavia questa terra è stata quasi sempre considerata come terra di tragedia e di sofferenza, di malattie e di carestie, di vittime indifese, degne solo di pietà. Una terra percorsa da molteplici conflitti e governata da politici corrotti e dispotici. Una terra che purtroppo è diventata l’esempio stereotipato di tutto ciò che è sbagliato nell’umanità.
Da un Sinodo all’altro
Fu all’interno di questo paradossale quadro che papa Giovanni Paolo II convocò il primo Sinodo speciale dei Vescovi per l’Africa nel 1994, per riflettere sul ruolo della chiesa nell’evangelizzazione del continente.
Il primo Sinodo, definito un “Sinodo di risurrezione e speranza”, è considerato una pietra miliare nella storia del continente, e il punto di partenza di una nuova fase nella vita degli africani. Quell’evento straordinario ha prodotto molti fatti nuovi: la crescita fenomenale della “Chiesa-famiglia”, l’aumento delle strutture e delle istituzioni ecclesiali, un’eccezionale fioritura di vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa, l’incremento del numero di missionari africani ad gentes, l’affidamento di ruoli di leadership a membri africani delle congregazioni missionarie, un dinamismo e un vigore apostolico rinnovato da parte del laicato.
Anche nel campo socio-politico ci sono stati notevoli cambiamenti in Africa dal 1994 a oggi: l’emergere di una nuova generazione di politici e di imprenditori, determinati a costruire il “Rinascimento Africano”e a cambiare il modo di governare.
Nonostante ciò, le sfide che deve affrontare la Chiesa-famiglia in Africa sono ancora enormi. Infatti, come afferma il cardinale ghanese Tukson, “la realtà di oggi è del tutto nuova rispetto al passato, e richiede alla chiesa un grande sforzo intellettuale di comprensione; per rinnovare la sua missione evangelizzatrice, le è richiesta un’analisi approfondita dei temi più importanti per il presente e il futuro della chiesa e del continente”.
Forgiare una cultura di comunione
L’Africa e i suoi popoli hanno conosciuto innumerevoli sofferenze e sfruttamenti durante la loro storia. Ancora oggi ci sono tantissime situazioni che necessitano di riconciliazione: gli effetti di conflitti etnici, la brutalità dei militari, l’impunità dei governanti, lo sfruttamento da parte degli occidentali. Questo secondo Sinodo, tenutosi dal 4 al 25 ottobre, si è dato come missione di forgiare una cultura di comunione e di vita. I suoi partecipanti hanno espresso la speranza che la missione di comunione, radicata nelle virtù cristiane di riconciliazione, verità, giustizia e misericordia, ridarà pienezza di vita alle comunità, e guarirà quei cuori feriti che hanno a lungo sofferto.
È stato per me un’esperienza emozionante partecipare a vari eventi organizzati a Roma per accompagnare la celebrazione del Sinodo: seminari, conferenze stampa, concerti, liturgie in stile africano, incontri di preghiera in solidarietà con l’Africa. La più marcante per me è stata la veglia mariana con il Santo Padre, attorno al tema “Con l’Africa e per l’Africa”. Essa ha riunito i partecipanti al Sinodo, studenti delle Università romane, e studenti universitari di otto città africane collegati via satellite: Cairo, Nairobi, Khartoum, Johannesburg, Onitsha, Maputo e Ouagadougou. Giocando sui significati il papa ha detto: “Usando le moderne tecnologie, abbiamo gettato la rete – una rete di preghiera – che ha connesso Roma all’Africa”.
Testimonianze di persone eroiche
Al Sinodo sono state raccontate testimonianze di persone eroiche, che hanno subito atrocità orrende, ma che, malgrado ciò, sono diventate ponti di comunione e riconciliazione nelle loro comunità: da Sua Santità Abuna Paulos, patriarca della Chiesa Ortodossa Etiope, che ha patito la prigione e la tortura ad opera dei dittatori del suo paese, a Laurien Ntezimana, teologo laico del Rwanda, che nel 1998 ricevette il Premio Internazionale di Pax Christi per la sua opera di riconciliazione nel post-genocidio basata sul principio della bonne puissance.
Da Rudolf Adada, ex comandante della missione di pace Onu-Unione Africana in Darfur, che sogna un nuovo Sudan finalmente in pace, all’eroico ruolo svolto dalla chiesa del Mozambico per mettere fine ai 16 anni di guerra civile. Il Sinodo si è fatto eco della sete profonda di comunione, concordia e pace, che risuona nei cuori degli africani, e ha celebrato la capacità dell’uomo di vincere il male.
Rendere più ricco il mondo
Se il primo Sinodo fu il “Sinodo della resurrezione e della speranza, questo secondo è il “Sinodo di una nuova Pentecoste”, per parafrasare p. Kieran O’Reilly, superiore generale SMA, che ha definito Africa autentica “l’Africa del canto e della danza, della gioia e della celebrazione, dell’energia, della creatività e della capacità di resistere e adattarsi”. Un’Africa pronta a rendere più ricco il mondo, non solo con le sue abbondanti risorse materiali, ma soprattutto con i suoi tesori spirituali e culturali, che rendono più vivaci i colori dell’arcobaleno dell’umanità.
Il Sinodo invita la chiesa in Africa a cominciare la sua missione di riconciliazione in primis dal suo interno, e poi a coinvolgere tutta la società e il mondo in una nuova esperienza di Pentecoste. La invita a liberare i popoli africani da un passato di sfruttamento, a costruire strutture di dialogo a tutti i livelli, a creare reti di solidarietà tra i popoli, ad assumere un ruolo di tutela dei diritti della famiglia, delle donne, dei giovani. La invita ad esigere che siano trattati con dignità i suoi figli e le sue figlie migranti, e a preparare i cittadini ad affrontare le sfide della globalizzazione, delle condizioni ingiuste nel commercio, dell’etnocentrismo e del fondamentalismo.
Il Messaggio finale del Sinodo vuole infondere fiducia: “Alzati, Africa!” Africa, tu non sei né impotente né mendicante. Il tuo destino è nelle tue mani. Le acque possono essere turbolente, ma tenendo fisso lo sguardo su Cristo tuo Signore potrai raggiungere senza pericoli il porto della riconciliazione, della giustizia e della pace. “Alzati, Africa, prendi il tuo lettuccio e cammina!” (Gv 5,8)
25-10-2009
Paul Ennin, SMA – missionario e teologo ghanese
Due brani dal Messaggio finale dei Vescovi
"L’Africa non deve disperare. Ci sono molte buone notizie in diverse parti dell’Africa. Ma i mezzi di comunicazione moderna spesso prediligono le cattive notizie e sembrano concentrarsi sulle nostre disgrazie e difetti, piuttosto che sugli sforzi positivi che stiamo compiendo. Nazioni sono uscite da lunghi anni di guerra e si muovono gradualmente sui sentieri della pace e della prosperità. Il buon governo sta avendo un notevole impatto positivo in alcuni paesi africani, stimolando così altri paesi a riconsiderare le cattive abitudini del passato e del presente. Abbondano segnali di molte iniziative che cercano di dare un’effettiva soluzione ai nostri problemi. Questo Sinodo, proprio per la scelta del suo tema, spera di essere una di queste iniziative positive. Invitiamo tutti indistintamente a collaborare per raccogliere le sfide della Riconciliazione, della Giustizia e della Pace in Africa. Molti stanno soffrendo e morendo: non c’è tempo da perdere."
"Tutti i membri della Chiesa, clero, religiosi e fedeli laici, devono essere mobilizzati a lavorare insieme nell’unità che fa la forza. Siamo provocati e incoraggiati dal proverbio africano che dice che “un esercito di formiche ben organizzate può abbattere un elefante”. Non dovremmo aver paura e ancor meno essere scoraggiati, dall’enormità dei problemi del nostro continente. La Chiesa in Africa accoglie con gioia l’invito fatto nella sala del Sinodo per una collaborazione ‘Sud-Sud’ nei nostri sforzi. Molti dei problemi dell’Africa, e molte delle pressioni sull’Africa, si trovano anche in Asia e nell’America Latina. Noi crediamo che abbiamo molto da guadagnare non solo scambiandoci informazioni ma anche collaborando. Che il Signore ci mostri la via per continuare in questa direzione."
