Siamo domenica 1° Novembre, alle 15 del pomeriggio. Riuniti in chiesa per far memoria dei defunti dell’anno. Sono una decina. L’ultimo è il piccolo Pascal, meno di due anni, morto settimana scorsa. Arrivato disidratato al dispensario, dopo una dissenteria di 4 giorni. Non si è potuto fare più nulla. Mamma cattolica, papà musulmano. La mamma non ha vuto il coraggio di essere presente. C’era il papà. E’ lui che è venuto ad accendere il cero per il figlio. Quando proclamo il nome del defunto un familiare esce ed accende una candela al Cero Pasquale: simbolo della vita ricevuta al battesimo e che vivono ora in pienezza.Quest’anno abbiamo voluto ricordare anche papà Antonio, di cui abbiamo fatto i funerali, e suor Maria Rusconi che ha vissuto diversi anni a Kolowaré dove, in tutti, ha lasciato un ricordo indelebile.
Dopo la cerimonia in chiesa ci siamo recati nei due cimiteri per continuare la preghiera. Il primo accanto alla chiesa, dietro alla missione. È il vecchio cimitero in mezzo ai teck. Qui riposa il padre SMA Georges Fisher, poi il nuovo, ad un paio di km, in aperta campagna. A fianco del nostro cimitero riposano gli addetti della religione tradizionale. I Musulmani hanno il loro cimitero a parte. Abbiamo allargato la nostra preghiera per tutti i non battezzati, affididandoli all’infinita bontà di Dio e implorando per tutti pace e misericordia. Dopo la preghiera, su ogni tumulo è stato deposto un cero.
Gabriella e Dermann
Due coraggiosi. Lei è tedesca e cattolica, lui originario di un villaggio ad una ventina di km da Kolowaré, musulmano. Da 18 anni in Germania. Si sono sposati in Italia, a San Marino. Un copia affiatata che sanno rispettarsi nelle loro convinzioni. Hanno due bambini, Davide e Myriam, 7 e 8 anni, come la mamma cattolici e battezzati. Hanno deciso di trascorrere un anno nel villaggio d’origine del marito.
Arrivati inizio anno, ripartiranno nel febbraio del prossimo. Appena arrivati il marito ha presentato moglie e bambini al sacerdote della parrocchia.Per alcuni mesi hanno abitato nella grande famiglia del marito, con una trentina di persone. I bambini si sono adattati subito, per lei è stato più difficile. Per loro avevano una camera. Il marito spesso assente perché stava costruendo la loro casa. E lei non poteva comunicare, pur conoscendo tedesco, inglese, francese. Nella famiglia del marito, tutti musulmani, si parla solo il dialetto locale. Senza frigo, senza gas, in tutto dipendente dalla famiglia. All’inizio le avevano chiesto di portare il velo. Ha resistito.
Hanno accettato. Ma ha dovuto fare il ramadam, il digiuno musulmano, mangiando, prima dell’alba e al tramonto, il cibo che preparava la famiglia. Si è ammalata, ha perso 22 kg. Così è venuta al dispensario di Kolowaré per farsi curare. E ci siamo incontrati. Ha conosciuto Silvana, la volontaria di Novara. Ogni tanto passava alla missione per incontrarla, per una chiacchierata. È venuta alcune volte a messa da noi con i bambini.
Adesso abitano la loro casa, una dimora spaziosa, con una grande salone, previsto per incontri. Siamo stati a trovarli. Derman è venuto soprattutto per aiutare i suoi, il suo villaggio. Dalla Germania inviava contributi per invitare giovani di imparare un mestiere, a prendere in mano la loro vita.
Lui idraulico ed elettricista, è venuto per stimolarli. Si accorge che è difficile. Tutti amano la facilità e non altrettanto il lavoro e l’impegno. Un esempio. Ha portato per un giovane parente due regali, un trapano e un cellulare. Gli dice: sul tavolo troverai due pacchettini, scegline uno, quello che vuoi.
Suor Rita annota: da noi anche i polli hanno il cellulare. Il giovane si è adeguato ai polli.
E ancora: ma perché hai costruito questa grande e bella casa qui, dovevi costruirla a Lomé, gli ripetono in tanti. E Derman: ma è qui il mio Lomé, qui al mio villaggio!
Non si scoraggia e continua il suo cammino.
Un caro saluto.
Nelle foto: il bacile, davanti all’altare, con i ceri che ricordano i defunti dell’anno; Gabriella, i bambini, con la volontaria Silvana.
p. Silvano Galli
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