Gufi nella notte: vedere oltre ogni oscurità

Festa della missione a Padova

Come gufi nella notte: Per vedere oltre ogni oscurità


gufoDomenica 30 maggio 2010 nella Diocesi di Padova abbiamo vissuto la Festa della missione, un appuntamento che si colloca a conclusione del cammino annuale nell’animazione missionaria.

La Festa si è svolta presso l’OPSA, opera della Divina Provvidenza S.Antonio, in Sarmeola.

È un atteso ritrovo per missionari, familiari, collaboratori, amici, animatori della pastorale missionaria, che si pone come un’opportunità di saluto, incontro, scambio reciproco e un momento per rinsaldare fiducia, forza, speranza tra persone che condividono lo stesso sogno.

La festa è stata scandita da tre momenti: apertura con il vescovo Antonio, che ha parlato del tema “Il missionario: pellegrino nella notte”. A seguire Guido Marangoni, con un intervento su “Il missionario: scrutatore di stelle”. Infine la testimonianza missionaria di don Attilio De Battisti, fidei donum in Thailandia: “Il missionario: sentinella dell’aurora”.

Nel primo momento il vescovo Mattiazzo ha esordito con una domanda fondamentale: “Cosa motiva la missione?” La risposta molto chiara e semplice, anche se in sé molto impegnativa: “l’amore come dono di se’. La missione ha la sua origine dalla Pentecoste.

Nella Pentecoste due sono i momenti tra loro inscindibili:
• IL CENACOLO dove i discepoli e Maria sono uniti nella preghiera e ricevono il fuoco dello Spirito.
• LA PIAZZA: non ci si può fermare al cenacolo ma dopo avere ricevuto lo Spirito, bisogna uscire e annunciare.

Allora anche noi abbiamo bisogno di uscire, ma come? Come fare, soprattutto essere, missione oggi… Nasce il bisogno di rinnovarsi, di guardare alle nuove missioni nel mondo (come l’Asia). Il missionario infatti è: uno pronto per nuove frontiere e che coglie i segni dei tempi…

E qua, cosa viene chiesto alla missione? Come ci viene chiesto di essere missionari? Indubbiamente dobbiamo ri-motivarci alla fede, ormai non regge più una fede di tradizione. Dobbiamo inoltre riconoscere Gesù nella vita. Egli stesso nel Vangelo dei discepoli di Emmaus ci insegna un modello missionario. Egli cammina a fianco dei discepoli con discrezione, senza imporsi ma riscaldando loro il cuore…Ridando loro SPERANZA.

Allora “Quale il compito del misionario?”, come il gufo saper vedere attraverso le tenebre e cogliere la sapienza della croce, guardando al risorto.

Un secondo momento, più “giocoso” ma non meno profondo, con il comico Guido Marangoni… difficile racchiudere la sua performance in poche righe. Vorrei farlo attraverso una piccola fiaba, la storia della tartaruga e della rana.

Un giorno una tartaruga decise di partire e di lasciare il suo piccolo mondo conosciuto ma la sua amica rana le chiese se non fosse spaventata all’idea che partendo le sarebbe potuto accadere qualcosa.

La tartaruga era comunque ferma nella sua decisione, ma non appena mise piede fuori il suo mondo inciampò, si rovesciò e cadde a pancia all’aria. L’amica le disse allora che ecco era accaduto esattamente quello che temeva ma la tartaruga le rispose che almeno così aveva potuto vedere le stelle… cosa che non sarebbe accaduta se si fosse fatta fermare dalle sue paure.

Nostro compito è non solo guardare alle stelle, ma anche indicarle agli altri… Perché ognuno nella vita ha avuto una o più stelle (delle luci…) che l’hanno condotto sul sentiero della vita e ognuno di noi conosce il loro volto, la loro voce e il loro sguardo.

Per concludere la testimonianza di Don Attilio che ha condiviso il suo cammino con il popolo della Thailandia, la fatica nell’entrare in una cultura totalmente diversa, dove tutti gli schemi conosciuti saltano (vietato toccarsi quando ci si saluta, parlare delle proprie emozioni, non esiste il piatto individuale quando si mangia…), dove veramente l’aurora sembra il tramonto e viceversa.

Necessario però comprendere come un pezzo di aurora arrivi proprio dall’est e da li vediamo il nostro futuro.

Forse allora possiamo tornare alla provocazione iniziale: “Come essere missionari oggi?”

A ognuno credo la sua risposta, certamente però con occhi in grado di scrutare i nuovi orrizzonti, le “nuove” terre e cogliere la luce dell’aurora oltre il buio.

Monia Scarpari

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