Condividere la mia testimonianza è sempre una gioia, perché mi permette di far conoscere agli altri le cose belle che il Signore opera in ciascuno di noi.Sono una missionaria laica della diocesi di Gorizia e da tre anni collaboro con le suore di Nostra Signora degli Apostoli nella missione di Ferkessedougou, una cittadina del nord della Costa d’ Avorio, che sta subendo le conseguenze di una guerra che ha colpito il Paese dividendolo in due.
La scelta di lasciare la mia vita, il lavoro, la famiglia, le amicizie e tutte le comodità per ritrovarmi in una realtà per niente facile, è stata dettata essenzialmente dal mio incontro con Dio che ha radicalmente sconvolto la mia comoda esistenza.
Questo incontro cosi decisivo, mi ha aperto gli occhi sul mondo e sulla necessità di operare per la costruzione del Regno dei Cieli su questa terra.
“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” è una frase che mi ha fatto molto riflettere,guardando alla mia vita, a quante cose belle ho sempre ricevuto a cominciare dall'amore infinito di Dio per ciascuno di noi.
Condividere la mia vita con gli ultimi della terra, con coloro che hanno fame e sete di giustizia era diventata per me una necessita, sentivo che il Signore mi chiamava a servirlo attraverso i più piccoli, gli ultimi, i dimenticati dagli uomini ma non da Lui.
Dopo un lungo cammino di crescita spirituale, umana, professionale, ho potuto finalmente concretizzare questo desiderio, grazie alla mia diocesi di Gorizia e alle le suore Nostra Signora degli Apostoli con le quali c'era già un legame da diversi anni.
Sono approdata alla missione di Ferkessedougou, ed ho iniziato una nuova avventura inserendomi nelle attività di tipo sociale ed educativo che le suore portavano avanti.
In particolare, ho potuto avviare con il loro sostegno ed aiuto, alcune attività in due villaggi: due giardini d’infanzia, la formazione delle donne, il controllo dello stato di salute dei neonati, oltre a seguire un certo numero di bambini orfani a causa di AIDS e i numerosi casi sociali che si presentano alla missione,
Man mano che il tempo passa, mi rendo conto che cosa in effetti è un missionario, figura che mi aveva da tempo molto affascinata. In realtà essere missionario non vuol dire fare tante cose (anche questo è naturalmente è molto importante), ma più significativa è la sua presenza attraverso il suo modo di essere e i suoi atteggiamenti di ascolto, di pazienza, di disponibilità ad accogliere i fratelli e le sorelle con i quali ci troviamo a condividere le loro sofferenze e le loro gioie.
Presentarsi con semplicità, e senza la presunzione di sapere tutto, ma anzi riconoscere quanto questi fratelli e sorelle hanno da insegnarci con la loro straordinaria accoglienza, la fiducia e la capacità di accettare ogni giorno ciò che la vita riserva loro, sia che si tratti di avvenimenti dolorosi come gioiosi.
Collaborare con loro, cosi diversi da me per cultura, mentalità, punti di vista, mi permette di crescere, soprattutto nell'umiltà, nell'apertura e nell'atteggiamento di gratitudine verso Dio, verso la vita.
Credo che l' amore di Dio, l' annuncio, passano attraverso la nostra testimonianza di uomini e donne chiamati a condividere i doni che abbiamo ricevuto.
Ogni giorno ringrazio il Signore per avermi chiamata a questo straordinario servizio nella sua Chiesa che, pur non privo di difficoltà, mi da tanta gioia e desiderio di continuare verso questo cammino che Egli stesso mi ha tracciato.
Claudia Pontel (Gorizia)
