Grazie, Padre Gerardo, per gli anni dedicati all'Africa!

saluto gerardo 4Fare le valigie dopo quarant’anni di missione non è uno scherzo! Quanti ricordi! Quanti quanti volti! Quante gioie e speranze, ma anche quante croci e sofferenze vissute! Forse per questo eravamo tutti commossi domenica mattina alla Casa Regionale di Abobo Doumé e la capellina Sma era troppo piccola per accogliere gli amici venuti a salutare padre Gerardo Bottalini in partenza per l’Italia.

“Sembra l’altro ieri che ho lasciato la mia diocesi di Bergamo per partire missionario in Africa” – mi confida. “Prima a Tanda, nel nord-est della Costa d’Avorio, dove mi sono lanciato con tutto l’entusiasmo di giovane prete. Poi a Bouna, regione povera e di primissima evangelizzazione (...forse gli anni più belli!). A Bondoukou, ho avuto la grande responsabilità di amministratore diocesano, aspettando la nomina di un nuovo vescovo.”

saluto gerardoP. Gerardo continua nella rievocazione della sua esperienza di missione: “Dopo l’incarico di Provinciale in Italia, sono ritornato in Costa d’Avorio, ma stavolta ai confini con la Liberia: a Tabou, sull’oceano atlantico. Sei anni bellissimi e molto duri, con la guerra, i rifugiati che arrivavano ogni giorno alla missione e numerosi villaggi che, nonostante tutto, continuavano a chiedere la visita del padre. Infine Abidjan, al servizio dei confratelli presenti in Costa d’Avorio: da qui ho potuto dare uno sguardo su tutta la regione e conoscere da vicino le nuove realtà a cui la sma si sta aprendo. Impossibile raccontare tutte le esperienze vissute... ma una cosa devo dire forte prima di partire: grazie Signore!”

saluto gerardo 2Così la sua omelia è stata un grande grazie in cui ci siamo ritrovati tutti. E dopo la messa, gli amici che frequentano la casa regionale hanno voluto manifestare ancora una volta la loro riconoscenza: padre Gerardo è stato coronato re secondo le usanze della tradizione africana, con tanto di mantello, calzari e corona sulla testa. “Gli vogliamo bene perchè è nostro papà”- mi diceva qualcuno seduto accanto a me. “A volte è anche nonno, ma di quelli buoni, che si fanno in quattro per renderti servizio, che sanno perdere tempo per ascoltarti e ti vogliono bene concretamente, non solo con le belle parole.”

E come in Africa non c’è festa senza un buon pranzo, ci siamo infine seduti attorno a una grande tavola imbandita di ogni ben-di-Dio della cucina locale. Naturalmente non potevano mancare le danze e i canti nelle varie lingue africane. Ma è stato un portentoso “Noter de Berghem de hura”, direttamente in dialetto bergamasco, che ha concluso i festeggiamenti.

Abobo Doumé, 26 ottobre 2010

p. Dario Dozio
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