Victor Démé e i ritmi mandingo

victor-deme-3Burkina Faso significa “paese degli uomini integri”. È uno di quegli Stati africani che appaiono nei notiziari e negli articoli giornalistici solo quando accadono calamità naturali. Ma il Burkina Faso vanta una ricca eredità culturale, testimoniata non solo dalla figura dei griot (tipica dell’Africa Occidentale), cantastorie depositari del passato dei clan e dei villaggi.

Importante e ricca è poi la tradizione musicale, basata sull’uso di vari strumenti, come il djembé, i tamburi bassi (dum dum, sangbà e kenkenì), le campane e gli shekerè, strumenti musicali della cultura del popolo Mandingo. Numerose sono anche le formazioni popolari i cui nomi, però, non riescono a oltrepassare i confini africani. Echo de l’Afrique e Suprême Comemba, tra i gruppi burkinabé più famosi, sono tra loro accomunati dalla presenza di Victor Démé.

Figlio di una donna griot – che acquistò una certa notorietà a Bobo-Dioulasso negli anni ’60 – Démé ne ha ereditato la vena artistica, diventando lui stesso un cantante. Dal padre ha invece imparato il lavoro di sartoria, che si trasmette di generazione in generazione nella famiglia di Victor. Da adolescente, di giorno, lavorava nell’atelier con musica il padre, mentre la notte frequentava i locali di musica, cantando in vari gruppi.

È stato vocalist in diverse band del Burkina Faso e della Costa d’Avorio, come la famosa orchestra Super Mandé, e ha vissuto il risveglio culturale promosso dall’ex presidente Thomas Sankara. Alla soglia dei 50 anni, Démé con la sua musica è riuscito a far breccia anche in Occidente, grazie a due dischi da lui stesso prodotti, il primo dei quali registrato in un piccolo studio composto di due stanze, separate semplicemente dal parabrezza di un vecchio pullman.

Un appello alla solidarietà e alla tolleranza

Nel 2007, con il sostegno del giornalista francese David Commeillas, il cantante e chitarrista burkinabé ha fondato l’etichetta Chapa Blues Records, con cui ha firmato, nel 2008, l’album eponimo – selezionato tra i migliori dischi dell’anno dalla rivista inglese Songlines – e il più recente Deli, uscito nella primavera del 2010, intriso di folk acustico, blues e ritmi mandingo.

I suoi testi fanno appello alla solidarietà nazionale, alla tolleranza verso il prossimo, come nel brano Djôn’maya, e all’importanza del ruolo della donna in Africa: toccante è Burkina Mousso, un omaggio a tutte le donne del Burkina Faso, che “hanno costruito con le loro mani questo Paese”, canta Démé in lingua dyula.

Nelle sue canzoni riecheggia anche lo spirito di Thomas Sankara, come nella traccia intitolata Peuple Burkinabé: “La nostra nazione deve unirsi per sconfiggere la povertà. Sia i miei fratelli in esilio, sia tutti noi concittadini, dobbiamo unirci per ricostruire questo paese”. Il secondo disco di Victor Démé, Deli, sta riscuotendo talmente successo che l’artista è stato invitato a suonare oltre che in Europa, anche in Corea e in Giappone.

Silvia Turrin

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