Nuove tecnologie di comunicazione: l’Africa deve colmare il digital divide

Internet, telefoni cellulari, tv satellitari: la maniera di comunicare e trasmettere informazioni sta cambiando bruscamente anche nel continente nero

af 88-1Le nuove tecnologie – da internet alle comunicazioni satellitari passando per la telefonia mobile – sono diventate, in questi ultimi anni, risorse sempre più fondamentali per consentire a un paese di essere competitivo a livello internazionale. Se la loro diffusione risulta sbilanciata, come accade in molti stati dell’Africa, allora la questione diventa un serio problema, che condiziona lo sviluppo sociale ed economico nazionale.
Questo squilibrio dà origine a un nuovo divario globale, che ha un impatto rilevante sull’effettiva qualità della vita delle persone. Si tratta del cosiddetto digital divide, espressione che richiama un insieme di significati associati alla distanza e alle disparità nell’utilizzo delle tecnologie digitali. Un concetto che pone l’accento sulle disuguaglianze legate all’accesso e all’uso dei più moderni sistemi di comunicazione, e che costituisce oggi una delle sfide dello sviluppo globale.

Non a caso, laddove non si riesca ad accedere alla rete telematica, fonte di un’informazione alternativa e variegata, si rischia di rimanere esclusi dagli sviluppi culturali, economici, sociali che coinvolgono il resto del mondo.

Internet, un privilegio per pochi


Se analizziamo la situazione dell’Africa dal punto di vista dell’accesso alle tecnologie digitali, non si può non constatarne l’arretratezza rispetto per esempio all’Europa o al Nord America. Considerando semplicemente le più elementari forme di accesso alla comunicazione di massa, il livello generale di esclusione risulta elevatissimo.

Statisticamente il Continente nero, considerato dalla prospettiva della società dell’informazione, non esiste. Basta riflettere sui seguenti dati: 1 africano su 4 possiede una radio, 1 su 12 possiede un apparecchio TV, 1 su 30 possiede un telefono cellulare, 1 su 45 è titolare di una linea telefonica fissa, 1 su 150 possiede un PC, 1 su 180 usa internet e solo 1 su 500 ha un abbonamento a una pay-TV. L’esclusione a certe modalità di comunicazione digitale rafforza l’isolamento culturale ed economico di popolazioni già soggette alla difficoltà di accedere a una buona istruzione.

Questo nuovo tipo di emarginazione alimenta numerosi problemi già esistenti, come la povertà. Se si pone uno sguardo globale all’intero continente, l’accesso a internet appare ancora un lusso, nonostante vi sia stata in questi anni un’espansione degli internet point, soprattutto nelle grandi megalopoli come Il Cairo, Nairobi e Johannesburg. L’Africa ha in effetti superato il milione di accessi a internet per la prima volta nel 2006. Nei successivi due anni, il numero è praticamente raddoppiato, e nel 2009 non si è arrestata la forte crescita nell’uso di internet.

Ma non bisogna illudersi! Benché la sua popolazione rappresenti il 14 % di quella mondiale, ancora oggi l’Africa ha meno del 4% dell’attività on-line nel mondo e i suoi 2 milioni e 500mila host (ovvero i terminali collegati a internet) sono solo un numero davvero inconsistente rispetto, per esempio, ai 150 milioni dell’Europa, agli 82 milioni dell’Asia e ai 38 milioni dell’America Latina. A ciò si aggiunga il fatto che la maggioranza dei cybernauti utilizza, per mancanza di formazione, i computer al minimo delle loro potenzialità.

Il segreto di una diffusione più capillare delle tecnologie in Africa sta anche nella capacità di un governo o degli operatori internazionali di rendere fruibile un progetto, soprattutto quando si rivolge alla gente comune. Se le tecnologie digitali fossero introdotte in modo serio e razionale potrebbero diventare per l’Africa uno strumento di sviluppo e conoscenza; ma il cammino è molto lungo e tutto in salita.

Un pc portatile apre nuove prospettive

Il problema più difficile ad oggi sembra essere quello di far incontrare l’esperienza pluriennale nei progetti di cooperazione dei soggetti coinvolti, quali ONG e organismi internazionali, con l’importante bagaglio tecnico della comunità free software. Se questi due mondi riusciranno a convergere verso progetti specifici e far tesoro delle esperienze reciproche, forse si potrà iniziare a vedere un futuro meno cupo per il digital divide, destinato altrimenti a diventare un nuovo strumento di colonizzazione.

Un discreto interesse ha suscitato il piccolo computer portatile del progetto lanciato da Nicholas Negroponte, nel 2005, chiamato One Laptop Per Child, una speranza di cambiamento per le future generazioni in Africa. Il primo paese ad accettarne la distribuzione è stato il Rwanda, dove ne sono già stati consegnati 100mila. Ogni Laptop è sempre predisposto per l’uso in lingua locale (in Nigeria, ad esempio, ci sono 320 lingue ufficiali) e con 100 libri in memoria; ma soprattutto questo computer consente ai bambini di avvicinarsi direttamente alle fonti di conoscenza, rendendoli protagonisti della loro formazione attraverso modalità di apprendimento che passano tramite la rete.

Questo progetto, nelle intenzioni di chi l’ha proposto, ha l’ambizione di trasformare internet in “un’arma di istruzione di massa”. Importante come idea, anche se tale proposito è comunque ancora contrastato in Africa dalla mancanza di adeguate infrastrutture che facilitino la comunicazione via internet. Non disporre di adeguati supporti informatici per gran parte del Continente, può comportare numerosi limiti, come la possibilità di incrementare il capitale umano ed espandere i network di relazioni sociali; cercare e trovare un lavoro; avere numerose opportunità di migliorare il proprio standard di vita.

Aumentano le differenze tra ricchi e poveri

In tutto il Continente – con la sola esclusione del Sud Africa – si osserva un ritardo nella realizzazione delle strutture necessarie per garantire l’informazione telematica. Numerosi studi sostengono che la differente diffusione dei sistemi di comunicazione digitale in Africa stia portando ad un ulteriore aumento della disuguaglianza: migliora la posizione di coloro che si trovano in una situazione privilegiata, ma peggiora lo status di chi vive già in una condizione precaria.

L’allargamento del digital divide rappresenta perciò una causa della crescente disparità tra coloro che hanno accesso alla tecnologia e coloro che sono è, allo stato attuale, in gran parte escluso dalla rivoluzione della tecnologia informatica, se si eccettuano alcuni settori della finanza e del management, direttamente interconnessi con le reti globali, ma che scavalcano completamente le economie e le società africane. L’Africa sub-sahariana rappresenta un caso estremo di divario digitale.

La sua esclusione dall’era dell’informazione è caratterizzata dalla sovrapposizione di due dimensioni del divario: una mancanza totale di infrastrutture e tecnologie, e l’assenza completa delle competenze di base per l’utilizzo dei sistemi informativi. I dati relativi alla diffusione della moderna tecnologia della comunicazione mostrano una limitata penetrazione.

Oltre alle barriere relative all’elevato costo delle connessioni, alla mancanza di infrastrutture e alle basse competenze, un altro ostacolo è rappresentato dal linguaggio prevalente nel web: il 56,4% del contenuto della rete è scritto in inglese, mentre l’Africa genera soltanto lo 0,4% delle pagine virtuali nelle lingue locali. Da questa prospettiva, sarebbe opportuno che i paesi africani potenziassero la propria capacità di sviluppo di pagine web nei loro idiomi; ciò incrementerebbe l’utilizzo delle tecnologie e renderebbe la rete un luogo non più legato a una cultura straniera.

I problemi che affliggono il continente africano richiedono sforzi notevoli sia da parte dei governi, sia della comunità internazionale. Esistono a tal fine numerose iniziative da parte di organismi sopranazionali finalizzati a facilitare la diffusione delle tecnologie dell’informazione nei percorsi scolastici e a fornire supporto al training di studenti e docenti. Merita di essere menzionata l’organizzazione Computers for Africa, che assembla computer recuperando materiale usato per poi spedirli nelle zone più disagiate.

Interventi diversificati per ridurre il gap

Anche i governi nazionali hanno tentato di focalizzarsi sul problema dell’accesso alla tecnologia digitale. Alcuni paesi si sono in particolare concentrati sulla diffusione del telefono: il Burkina Faso ha proposto di installare nel proprio territorio un telefono pubblico ogni 20 chilometri, mentre il Ghana ha previsto una linea telefonica ogni 500 abitanti. Altre iniziative sono rivolte ad incrementare la diffusione della connessione nelle zone rurali e nelle scuole per compensarle della bassa penetrazione di infrastrutture.

Per restringere il gap digitale dei paesi sub-sahariani è però fondamentale l’intervento dei governi. Eventuali azioni dovrebbero essere mirate a fornire infrastrutture e accesso ai sistemi informativi; sviluppare conoscenze e capacità cognitive mediante programmi di alfabetizzazione informatica, nonché a redigere politiche e piani per dare piena attuazione agli obiettivi necessari per ridurre il divario con il resto del mondo. Potrà l’Africa, in tutto questo, essere un terreno di coltura e un bacino di sperimentazione? Probabilmente sì, per quanto le situazioni siano molto dissimili tra loro e fortemente dipendenti dai contesti interni.

Per una più facile comprensione del problema africano è comunque utile riferirsi alle tre entità nazionali più significative del continente: l’Egitto, il Sudafrica (insieme al suo “satellite” namibiano) e la Nigeria. Le esperienze egiziane sono, per molti versi, all’avanguardia. Dopo il Sudafrica, l’Egitto possiede oggi gli indicatori migliori del continente per quanto riguarda le tecnologie dell’informazione, e mostra, anche a livello governativo, un’attività costante nello sviluppo di una società dell’informazione allargata a tutte le fasce della popolazione.

L’intento del governo egiziano è duplice: da un lato, vi è quello di sviluppare le connessioni e i servizi per la numerosa popolazione che vive nei centri urbani; dall’altro, vi è l’obiettivo di raggiungere il maggior numero di individui anche nelle zone rurali e desertiche. Il Sudafrica sta scommettendo invece sulla sostenibilità di uno sviluppo tecnologico omogeneo e sulla valorizzazione dell’enorme cultura locale del paese.

Tra le linee che l’amministrazione del governo di Pretoria sta seguendo, vi è quella di puntare sulle scuole attraverso l’approvvigionamento di hardware e software di ultima generazione, e sull’introduzione accelerata di tecnologie open source nella pubblica amministrazione. Il piano governativo di sviluppo delle tecnologie digitali prevede anche incentivi all’utilizzo delle lingue native (Xhosa, Zulu, Ndebele, etc.) per la realizzazione dei servizi internet. Accanto al Sudafrica, merita un cenno anche la Namibia, un paese vastissimo e poco popolato con immense estensioni desertiche, una rete di strade asfaltate di poche centinaia di chilometri e una moltitudine di villaggi molto distanti tra loro.

Africa australe all’avanguardia

Due terzi delle scuole namibiane non ha accesso a linee telefoniche e riceve elettricità solo attraverso generatori a gasolio. La conformazione geografica della Namibia ci mostra in modo quasi esemplare come internet possa essere la soluzione del problema dell’isolamento. Il progetto Schoolnet si propone di portare internet in ogni scuola della nazione e di consentire alle realtà più isolate l’accesso ai testi scolastici e alle informazioni in senso più ampio.

Sudafrica, Namibia e, in parte, Botswana stanno utilizzando lo strumento di internet per diffondere tra la popolazione rurale notizie importanti su come prevenire e combattere il flagello dell’AIDS. Le speranze che questo sforzo possa condurre a risultati concreti sono realmente fondate. Lo scenario cambia invece radicalmente quando si passa a considerare il grande gigante malato dell’Africa, la Nigeria.

Progetti e finanziamenti non mancano: il PNUD, agenzia dell’ONU per lo sviluppo, ha stanziato recentemente un milione di dollari per aiutare il governo nigeriano a garantire l’accesso a internet a buona parte dei centri abitati dello stato africano. Alcuni colossi dell’informatica, soprattutto americani, fanno a gara per supportare le università nigeriane; lo stesso governo statunitense, tramite l’USAID, l’agenzia per la cooperazione e lo sviluppo, sta stimolando gli scambi culturali tramite progetti universitari.

Tuttavia, gli indicatori dello sviluppo sono estremamente preoccupanti in valore assoluto e nella loro evoluzione temporale. Ancora oggi gli utenti internet nigeriani sono meno di 100mila, una cifra che comprende i funzionari governativi e gli utenti dei cybercafé delle grandi metropoli, Lagos e Abuja.

Massimo Ruggero

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