mi sono imbattutto nel sito della SMA dove ho letto la tua storia perchè stavo cercando delle opportunità di aiuto umanitario in Africa.
Sono F., ho 33 anni, laureato in Ingegneria meccanica, sono export manager di un’azienda che esporta serramenti in tutto il mondo e sono alla ricerca continua di me stesso.
Vivo da solo in affitto da qualche mese, a pochi km dalla casa dove sono cresciuto e vivono tutt’ora i miei genitori e mia nonna, mentre mia sorella si è sposata da poco. Ho un buon lavoro, una bella famiglia, gioco a calcio, ho tantissimi amici con cui nel tempo libero organizzo feste ed eventi, ho pure una ragazza meravigliosa.
Ma sono eternamente insoddisfatto, sento che la mia vita, questo tipo di vita che sto conducendo non ha senso, sento che sto solo sprecando tempo, tanti giorni inutili, uno dietro l’altro, in cui non faccio nulla di buono per me o per qualcun altro.
L’unica cosa buona che faccio è voler bene a chi mi sta vicino, questo sì. Ma non è abbastanza.
A tal proposito cito una frase di Gustavo Rol che mi piace molto e mi torna sempre in mente:
“Ogni giorno di più mi convinco che lo sperpero della nostra esistenza risieda nell’amore che non abbiamo donato. L’amore che doniamo è la sola ricchezza che conserveremo per l’eternità”
Sento di dover dare di più, di poter e dover fare molto di più.
Io sono cattolico, ho ricevuto un’educazione cristiana e son cresciuto impostando la mia vita sui valori della fede cristiana, sono un po’ pigro come cattolico e quindi non vado sempre a Messa ma Gesù è sempre con me, o quasi, nel senso che parlo con lui molto spesso e prego abbastanza regolarmente.
Fin da quando sono adolescente coltivo nel cuore il sogno di partire in missione per l’Africa e rendermi davvero utile aiutando chi ne ha davvero bisogno, ma il sogno è sempre rimasto tale, sopito, lì chiuso in un cassetto, per tanti motivi quali la paura, l’incostanza, il “dovere” di portare a termine i miei compiti, i miei studi, e l’incanalamento in quella che diventa la routine e la “normale” carriera secondo il modello occidentale che ci viene quasi imposta e a cui ci abituiamo passivamente: università-lavoro-macchina-casa-famiglia.
Certo, io desidero tantissimo sposarmi, costruire una bella famiglia, avere dei figli, educarli e dar loro la miglior vita possibile, e per questo ahimé servono i soldi e quindi un buon lavoro e per avere un buon lavoro serve un ottimo curriculum e quindi siamo quasi impotenti, senza scelta, chiusi in questo circolo vizioso che ci porta ad essere sempre più egoisti e materiali.
So che tante persone riescono a trovare un equilibrio e fanno comunque volontariato nei ritagli di tempo, rendendosi utili in parrocchia o altri ambiti, ma io sento di dover fare qualcosa di più grande. Lo desidero davvero. Credo sia il momento giusto. Sento che sta passando forse l’ultimo treno, o ci salgo adesso o non lo faccio più.
Nulla mi dà più vera gioia, io da sempre ho coltivato dentro di me la speranza di essere destinato a qualcosa di bello, di più grande di ciò che ho potuto raggiungere fino adesso. Ne ho avuto il sentore, a volte, e ho ricevuto anche qualche segnale in tal senso, ma poi probabilmente per causa mia son stato riassorbito dalle cose più materiali, dai doveri più scontati e dalla vita più banale.
No, basta. Son stufo di fare una lavoro INUTILE in cui le mie capacità vengono sfruttate solamente per far arricchire il mio capo, senza alcuna utilità sociale, e senza neppure aver modo di arricchirmi moralmente visto che la mia funzione è quella di vendere, trattare coi clienti, spedire merce e basta.
Vorrei tanto partire per l’Africa, fare finalmente qualcosa di VERO, UTILE, che dia un senso alla mia vita e mi permetta di aiutare persone che soffrono davvero. Ho tanto amore da donare agli altri e non son mai riuscito a farlo, ma ogni giorno è buono per rivoluzionare completamente la propria vita, no?
Sento il coraggio dentro di me, ora, e son qui a scriverti chiedendoti un piccolo aiuto, un consiglio, perché tu mi possa indirizzare in qualche modo e consigliarmi su come proseguire, su chi contattare per capire se c’è davvero una chance concreta per me di partire per l’Africa.
Quando facevo l’università ho anche fatto lavori manuali per poter mantenermi gli studi, quindi non ho paura del lavoro fisico e sono molto volenteroso. Mi so adattare bene a tutte le situazioni, consapevole che dove non ce la posso fare da solo arriva Gesù a darmi una mano, e parlo inglese, spagnolo e un po’ di francese.
Che mi dici cara Marta, c’è ancora speranza per uno come me?
Il richiamo dell’Africa è forte, non l’ho mai sentito così forte come in questi giorni. Non voglio sprecare ancora altri giorni inutilmente, dimmi qualcosa tu per favore.
Grazie
F.
(Risponde Marta)
Carissimo F.,
ho letto non so quante volte la tua bellissima lettera.
Ascoltarti mi fa tornare con la mente ad alcune tappe della mia vita.
[…] sono alla ricerca continua di me stesso. Ho un buon lavoro, una bella famiglia, gioco a calcio, ho tantissimi amici con cui nel tempo libero organizzo feste ed eventi, ho pure una ragazza meravigliosa....sono insoddisfatto, la mia vita, questo tipo di vita non ha senso,… non faccio nulla di buono per me o per qualcun altro. L’unica cosa buona che faccio è voler bene a chi mi sta vicino, questo sì. Ma non è abbastanza
È difficile, non ti nascondo, rispondere alla tua mail. Da una parte potrei darti un po’ di indirizzi da controllare per vedere cosa, come e quando potresti fare del volontariato in missione, dall’altro non è così semplice.
Condivido con te quello che sento nel cuore. È stupendo quello che senti, provare la bellissima sensazione che Dio ha cose grandi da realizzare con te. Ma cosa significa fare cose grandi? È vero io sono stata in missione tre volte, una in Ecuador per un anno, una in Zambia per tre e un mese in Thailandia, non operativa, ma ho solo accompagnato mio marito. In terra di missione ho fatto concretamente cose che mi hanno profondamente realizzata, soddisfatta, sentire felice di esistere, ma non posso nasconderti che ho anche pianto molto.
Il mio volto ha sentito la “pioggia” cadere spesso per svariati motivi: le difficoltà linguistiche, le malattia che hanno messo in serio repentaglio la vita mia e di mio marito, il prendere coscienza che, per quanto io mi spogliassi del mio essere una donna bianca europea… ero sempre diversa e lontana dall’uomo con cui stavo collaborando o aiutando in missione, avevo la possibilità di pagarmi l’aereo e tornare se c’erano problemi seri nel paese che mi ospitava sia di natura politica che geofisica, potevo andare in ospedale e pagare le visite e il cibo se necessario, in Ecuador ho avuto qualche problema di convivenza iniziale con le suore italiane che mi hanno ospitata.
Ma, setacciando con le mani tutte le esperienze dure e difficile che ho vissuto, posso dirti a pieni polmoni che è sempre valsa la pena di partire e lasciare tutto in nome di un Dio amico che mi ha sempre aperto le porte al momento giusto.
Ma adesso? Ora io sono felice e soddisfatta anche qui a Padova.
Sono felice di dormire cinque ore per notte interrotta un paio di volte o dai brutti sogni di Lorenzo, o da un piantino di Giulia che sta facendo i denti, sono felice di stirare di notte quando tutti dormono ed io mi godo il mio ferro da stiro e un bel dvd.
A volte sono un po’ provata dalle continue richieste di assistenza ad una zietta di 90 anni… ma poi mi ripeto che le cose da fare sono molte e che farle con il muso o farle serenamente non cambia nulla se non la mia serenità interiore e il mio modo di offrire al Buon Dio anche l’ennesima fatica del giorno. I miei genitori devono essere accompagnati alle visite, devo prendere per loro gli appuntamenti, aiutarli in quei lavori domestici che ormai faticano un po’ a fare.
…Vorrei tanto partire per l’Africa, fare finalmente qualcosa di VERO, UTILE, che dia un senso alla mia vita e mi permetta di aiutare persone che soffrono davvero. Ho tanto amore da donare agli altri e non son mai riuscito a farlo, ma ogni giorno è buono per rivoluzionare completamente la propria vita, no?
Sono pienamente d’accordo con te, la nostra vita deve avere un senso altrimenti alzarsi ogni giorno dal letto diventa uno sforzo anziché una gioia.
Cosa possiamo fare in concreto?
Ci sono due possibilità: una è la via della tua diocesi, informarsi se ci sono corsi di formazione per volontari e se ci sono dei progetti in cui la tua professionalità potrebbe essere di aiuto a livello locale o comunque informarsi se hanno bisogno di un giovane volenteroso, oppure ti puoi rivolgere alle ONG per partire come volontario per lo sviluppo.
Loro ricercano sempre volontari per seguire progetti ben definiti in tutte le parti del mondo entrando a far parte di quel realtà definita della cooperazione internazionale. Vincolanti sono competenze e lingue conosciute. Bisogna spedire un curriculum e poi loro si mettono in contatto con te, non ti so assolutamente dire i tempi, dipende da troppe variabili la partenza. Prima di iniziare il progetto c’è sempre un periodo di formazione più o meno lungo a seconda delle esigenze.
Questi sono alcuni indirizzi:
- info@ssf-iris.org (e-mail)
- Focsiv: volontari cercasi
- Celim: lavora all'estero (Milano) questa è l’organizzazione con cui siamo partiti io e mio marito
Ti scrivo altri indirizzi da visitare per guardarti un po’ attorno:
- Opere Missionarie (Roma)
- Centro Unitario Missionario (Verona)
- Centro Internazionale di Animazione Missionaria - Diocesi di ROMA ...
Carissimo questo potrebbe essere il primo passo. Se ti fa piacere possiamo farlo insieme.
Un abbraccio
Marta
